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giovedì 18 febbraio 2010

R.M.RILKE

 



 








Non fu l'arrivo di un Angelo, riconoscetelo, che la spaventò. Non provò violenta sorpresa più di quanto provino altri quando un raggio di sole o di luna si agita con le sue faccende per la loro stanza. E neppure si curò di essere indignata per la forma che un angelo aveva assunto...
No, non il suo arrivo, ma lui così piegato, l'Angelo, la faccia di un giovane verso la sua, che si accordava con lo sguardo che aveva quando lei alzò gli occhi, e i due si accesero insieme, come se tutto fuori improvvisamente fosse vuoto.
Quello che milioni vedono, sentono, fanno era condensatro in loro; lui e lei soli; guardare ed essere guardato, occhio e delizia dell'occhio, null'altro in questo posto.
Oh, vedete, questo spaventa. Ed entrambi erano spaventati. Quindi l'angelo intonò il suo canto.



[R. M. Rilke - Annuncio a Maria]



  GOODNIGHT in name of an ... ~ ~
Mic


 


mercoledì 17 febbraio 2010

Mente in ingorgo




Qualcuno mi sa dire perchè sono qui? Come sono arrivata, dove stavo prima di oggi?
Quale influenza astrale, confluenza energetica, coincidenza medianica ha voluto che mi trovassi ad avere questa vita tra le mani?
La mia mente è in ingorgo, nessuna capacità di regolare il traffico dei miei pensieri, dei miei dubbi, delle mie domande.
Perchè qui e non altrove? Potevo nascere in Australia. Mi piace l'Australia, oppure la Scozia, l'Irlanda perchè non in quei Paesi di verde lussureggiante, di scogliere battute? 
Sto cercando di comprendere l'incomprensibile, sto cercando di soffocare la smania di fuggire dalla paura.
Fuggire dall'invisibile che m'insegue.
Brucia e non è fuoco. E' una distesa d'acqua e non è lago.
Perchè i sentimenti sono invisibili eppure li percepiamo come tangibili?
Perchè io posso sentire l'ardimento della passione e non posso toccarla?
Perchè sento il dolore con il suo peso che mi  offende ma non posso schiaffeggiarlo?
Perchè devo inghiottire bile di assenza e non poterla vomitare?
Perchè devo sentire quanto cazzo urla il silenzio e non avere più il potere di ascoltare la melodia di una voce amata?


Micol©


waiting... ~~




domenica 14 febbraio 2010

NEL BUIO VUOTO COLMO DI SUONI



NEL BUIO COLMO DI SUONI (SUONI NEL BUIO)*


Blu note ad arco si propagano
come vuole musica di un piano solo
lo spartito estemporaneo è accartocciato
perito nel pugno stretto di un tempo imperfetto.
E non somiglia ad un volo ma di rabbia
s'inerpica il suono e poi giunge in dolce melodia
confina di labbra e accenno di canto.
Suoni nel buio avvolgono un respiro
aprono mani inseguendo scale
guidate da un profumo d'intimo sospiro.
Assisto celata l'Anima che compone sinfonie,
tende l'orecchio in cerca di sè e della sua alma ideale
e attendo la notte che arrivi in questi occhi bruni
che si fanno più scuri nel buio vuoto colmo di suoni.

Micol©forever



venerdì 12 febbraio 2010

ALLORA ERA FACILE.





Questa notte no, non ho voglia di sentirmi malinconica.
Voglio ascoltarti parlare del tuo viaggio senza ritorno.
Se ti senti solo o sei felice, meglio saperti così.
Quand'ero bambina volevo imparare a suonare,
immaginavo d'andare lontano e mi sognavo già donna.
Credevo fosse facile come un giro di valzer
e ridevo al solo curiosare i grani di polvere
sulla punta delle scarpe della domenica.
Allora era facile ma questa notte no!
Le mie scarpe si sono sporcate su strade interrotte
senza una vera ragione che mi facesse bene al cuore.



Micol©forever

giovedì 11 febbraio 2010

Dal giardino





Qualche mattina fa ammiravo dalle mie finestre il mandorlo e il pesco in fioritura. Ho pensato a quanto fossero precoci in un inverno tanto impervio come questo. Questa mattina quando sono uscita per recarmi al lavoro piccoli petali bianchi e rosa erano caduti sotto le raffiche di vento e pioggia notturna.
Le previsioni prevedono neve nella prossima serata. A me non dispiace che nevichi, la neve è un ricordo d'infanzia e mi rallegra soprattutto in questa zona che poco si ammira.
Ma penso anche a quei rami carichi di gemme che già teneramente sbocciavano cercando il tepore di raggi di sole invernali.
Fa freddo e questo inverno mi sembra più lungo a chiudere il sorriso sul giardino della mia casa.

Goodnight Mic

lunedì 8 febbraio 2010

L'importanza di chiamarsi Ernesto



Porto Botte (barchetta di papà) agosto 1966



Perchè dedicare a mio padre questo post?
Perchè non gli dimostro mai abbastanza quanto lo amo
perchè oggi quando ha alzato la mano per salutarmi,
quella mano piena di fatica e di calli si muoveva lenta come una carezza.
Perchè ha sempre un sorriso per me dopo gli anni della mia ribellione
in cui ero sempre sottoposta al suo sguardo severo.
Perchè è il mio ideale di uomo, quell'uomo che non ho mai avuto.
Perchè io sono il suo primo frutto d'amore che ha dato vita
e io non gli sarò mai riconoscente abbastanza per avermi dato l'opportunità
d'amare io stessa... di soffrire io stessa e di sacrificarmi sotto il suo esempio.
Perchè ho nostalgia del suo petto largo dove posavo la mia piccola testa ricciuta
per addormentarmi o come faceva lui per stringermi lì al battito del suo cuore
per quietarmi quando piangevo.
E' bello mio padre anche oggi che i suoi capelli sono soffici nuvole bianche
e i suoi occhi sono più piccoli e acquosi, il suo naso ancor più curvo
e il suo passo più pesante che cede sotto un dolore che nasconde.
Io lo amo anche se non riesco a dirglielo apertamente...
ma lui lo sa che certe cose vanno tenute segrete dentro al cuore
perchè quando sono lì sono nel posto giusto ad alimentarsi col sangue
e a diventar grandi ogni giorno che passa nella vita sempre di più.



Ti amo papà!
D*


lunedì 1 febbraio 2010

Traducendo emozioni!

Avevo nostalgia delle mie stesse parole e come faccio spesso nei miei istanti introspettici sono andata là dove la nostalgia ed il ricordo si fanno più forti.
Ho così colto dall'aiuola del mio giardino invernale un fiore nero.
Ripropongo un componimento di circa tre anni fa che nacque da un'atmosfera musicale che mi entrò a violentarmi la mente con immagini che ho tradotto in emozioni.



Galleria fotografica - René Maltête




PianoForte

Labbra rosse spudorato colore su gradazione di grigi a sfumare



e un volto di sensi sotto un foulard di voile noire. Fiori screziati

sfidano il riparo dalla pioggia
dentro lo scandire pesante e liquido



di  note che cadono  da un cielo-pianoforte. La sua coda è agile,

somiglia ai capelli
di una donna innamorata in corsa lontano dal dolore.



Sopra il nastro d’asfalto nero e avorio si rincorrono dita e sguardo sullo spartito,

non più preludio
di una melodia, ora picchia delirante tacchi lucidi di lacrime.



Micol©