Questo Social splinderiano non lo sa ma io sono una donna caparbia e munita di una pazienza infinita e se ci mette mezz'ora a farmi entrare io attenderò una mezz'ora più una ma alla fine entrerò.
Mi sono chiesta se era il caso scrivere oggi questo post che si aprirà davanti a chi leggerà per tanti motivi ma uno per tutti perchè oggi è il 22 novembre una di quelle date interiori che ho profondamente radicate in me, vigilia di un evento speciale che da qualche giorno celebro intimamente con tutto l'affetto possibile, momento nel quale mi preparo con piccoli riti propriziatori per chi donare il mio dono astratto e il pensiero si è fatto lieve, così la commozione nel recuperare ricordi, parole, momenti perchè non c'è dolcezza più grande della celebrazione di un natale anche se in un percorso di perdita.
Così ho vissuto questi ultimi giorni, questo pensiero è l'unico che mi ha distolto da una realtà pesante, impegnativa, responsabile, fatta di orari, di incovenienti, di corse al minuto e ritardi di quarti d'ora.
Molte volte ho lasciato sfogare la mia triste nostalgia, i miei umori non proprio ottimistici al pianto... in solitudine, quando tutti dormono, al buio con un bicchiere di vino e una sigaretta.
Così dicevo tra me: "lascia defluire il dolore e la frustrazione, fa che sia come l'acqua che scorre a pelo di una corrente... andrà via anche oggi, ti sentirai meglio, ti sentirai più libera!"
Ovviamente all'indomani tutto si ripresenterà perchè questo è il ciclo in cui sono imbrigliata, conosco ogni particolare della mia giornata senza alcuna novità, scossone emotivo, piacere invasivo d'anima e corpo.
Conosco ogni passo e quando dico di conoscerlo è perchè ho sempre le stesse scarpe, anche quelle non cambiano se non per ovvi motivi stagionali, per cui so della pressione che il tacco farà sull'asfalto sotto il peso del mio corpo, so come metterò il piede per sollevarmi sul marciapiede, quanti passi occorrono per arrivare nei soliti luoghi, quante scale e di quanti gradini sono fatte.
Poi un giorno di questi ultimi trascorsi ricordo d'essermi seduta e aver pensato: "Che strano scherzo mi ha fatto il destino? Mi ha fatto credere di poter accedere alle mille possibilità e non me ne ha data che una, dove sono finite le altre novecentonovantanove?" - "Che idea assurda se penso di proiettarmi nel futuro ho la certezza che sarò esattamente in questa stessa posizione, con lo stesso sguardo perduto nel vuoto e la sensazione d'esser viva solo per il dolore che mi porto dentro, sento solo quel dolore... è tutto ciò che provo. Un dolore che non uccide ma paradossalmente ha ucciso la mia vitalità, il mio orgoglio, la mia sete di sapori, di creatività!"
Qualche notte fa ho ripreso in mano delle cose che scrivevo nemmeno tanto tempo addietro, anche se oggi mi sembra d'averle vissute un'altra me tanto mi sembra assurdo ciò che avvenne poi, ma quelle parole mi cullavano come una corrispondenza dettata da due cuori a tratti all'unisono.
Ricordo che mi fu detto che scrivevo tanto, bastava darmi un là e io andavo spedita con la mia scrittura. Mi fu chiesto perchè non pensassi seriamente a fare la scrittrice. Oggi mi domando cosa significa per me divenire una scrittrice.
Non certo pubblicherei un libro nel senso fisico del termine, il libro è stato pubblicato, forse più d'uno. Un'autobiografia, un'istantanea introspettica che ha sottolineato il carattere accondiscendente contro le avversità, amabile, spontaneo, dotata di spirito di sacrificio e non so che dire di me oltre quello che non ho già scritto.
Questa sera parecchio tempo dopo essere uscita dall'ufficio mi trovavo questa volta ad uscire dallo studio del mio medico non soltanto con le prescrizioni terapeutiche ma soprattutto con la dimostrazione che il serbatoio quale io sono del mio dolore ha mostrato le sue falle, non ce la fa più a contenere tutto. Il mio corpo ha urlato quello che i miei sorrisi non dicono, quello che il mio modo affabile e generoso non mostra.
Non è stato un insetto a pungermi sopra l'arcata sopracigliare, mi è stato diagnosticato il cosidetto "fuoco di sant'Antonio".
Stavo in ufficio e sentivo le ghiandole linfatiche del collo ingrossarsi, le mie ossa erano doloranti, sentivo la febbre e la stanchezza nel sorreggere lo sguardo, ma non ho avuto preoccupazione, ansia o che, sentivo il movimento interno che il mio organismo faceva per combattere e difendersi, ho un gran bell'esercito.
Le mie difese immunitarie si sono abbassate a causa del forte stress psico.fisico che da mesi, da anni sono sottoposta.
Ok sono qui che devo fare? Finalmente il mio corpo ha urlato, finalmente ha dato voce al dolore che mi inocula il silenzio, mi danno le assenze, l'amore mancato, sospeso, spezzato.
Finalmente è qui visibile, posso dare forma e sembianza al volto appartenente al mio dolore la tumefazione si è allargata e la sua conformità assomiglia ad un vulcano in miniatura con la sua bocca che esercita l'eruzione rossastra e molle.
Il medico è preoccupato per l'occhio che non venga interessata la cornea.
Sinceramente non me ne frega nulla! Desidero intensamente soltanto che mi venga offerta la cura per questo dolore che ho dentro o brucerà tutto il mio corpo.
Che una mano accarezzi i miei pensieri e mi faccia sentire la consistenza della gioia.

Nella notte chiederò in prestito ad un Angelo soprano la voce per un canto rivolto al Cielo novembrino e perchè si propaghi in trilli e suoni nel buio oltre i confini dell'etere, voglio che in questa notte ogni bene raggiunga a lambire ogni fronda, stelo, petalo, fiume, monte, mare e città e voglio ali per la mia voce perchè possa con la tenerezza e la purezza sciogliere ogni distanza e orgoglio e da soffici nuvole desidero che una pioggia che sappia di primavera scenda leggera a riempire bocche aperte in sorrisi di stupore e per ogni goccia un augurio che festeggerò dentro il mio cuore.
Mic per sempre!





