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| Cristopher Pew
Coreografie d'alter
ego popolano l'antro configurato dalla
convergenza dei poli nordici e quelli sudici.
Mantra placebo
quieta l'imbroglio di vele annodate da
venti che percossero vascelli fantasma, inabissando il pesante destino della memoria, ingoiata e
accecata dal melmoso buio di tunnel
onirico:
Intercettata,invidiata da eco(ego)goniometro ad impulsi ultrasonanti che riemergere fanno l'impudica e sadica, vibrante d'euforica eccitazione, vivace femmina tonda di lune piene.
Corpi, insieme di ventri e seni, acquitrini di ninfee e bambù erti si stagliano su per il paesaggio che fluttua in danze a ritmo sinusale ma capaci di riflettersi in quegli specchi appesi su pareti mnemoniche, allora si erge metallica e duttile la goccia di mercurio, culminata nel principio deflorante l'ampolla del
desiderio catalizzatore per quell'eterno plenilunio femminino e licantropia.
Misura
e disparità chi ha puntato sul rosso ha aperto le gambe, segnale per l'Adamo
estraniato dalla colpa d'essere lui il baro e degli umori liquidi e caldi, pietanze servite a banchettare amplesso.
Conquistata la terra si onora il sacro scroto alla profana dipendenza e d'onnipotenza divina. Non di maree lunari il mascolino accoglie a se il fato, scritto per lui e sottomesso, ma l'assonanza fallace risponde con la rima baciata che lambisce e circuisce inesorabile e lenta su per il sesso.
Micol
ringraziamenti:http://ggalleryslo.blogspot.it/2012/06/christopher-pew.html
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mercoledì 20 giugno 2012
ETERNO PLENILUNIO FEMMININO
martedì 22 maggio 2012
SEI TUTTE LE MIE MUSE
Sei tutte le mie muse, il canto, la poesia, la
musica, l'elegìa. Così io t'amo da lontano, nascosta tra le pieghe di un drappo
rosso consunto dal tempo ma vigoroso e resistente quanto la passione che il
ventre concupiscente smania ancora a pensarti carnale e bramoso per quegli
antri del tuo sotterraneo mondo di sensi sui quali ti avventuri.
Pallida ed
invisibile, un fantasma impercettibile, io femmina e mai donna vissuta a un
palmo e mai toccata, quella di un passato secolare imperfetto e mai assolto,
arrivo scalza sopra quel tuo sonno da fanciullo a sfiorarti con nuvole di
fiato, attenta a non svegliarti dalla convinzione tua d'avermi dimenticato.
Bianca la mia
pelle mondata dalle impronte digitali, quella stessa che per te portavo alla
bocca per sfamarti ed oggi t'amo posseduta ancora dai tuoi occhi profondi che
m'hanno ingoiata ed innamorata del tuo vigore roseo ed acre e se tu hai
chiuso il mio cuore fuori dal tuo al contrario io ti ho chiuso dentro il mio, alzando paraventi setosi ornati di rimpianto perchè tu non veda gli stenti e l'oblio dei sensi che t'amano imprigionati sulla tue labbra piene e silenti.
Micol
domenica 13 maggio 2012
A MIA MADRE
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Francine de Van Hove |
Vorrei farti un dono e sto cercando di riordinare le idee.
Non me la sento di uscire per comprarti un fiore: sono apatica!
Mà da un pò va così e tu lo vedi e ascolti il mio silenzio.
Ogni festa per me è un dolore, mammina verrò da te a darti
un bacio a dirti quanto sei bella, a stringerti al mio petto.
Mamma sei tu il dono più bello e io chiusa nel mio mondo
fatto di specchi infranti non faccio nulla per
valorizzare questa fortuna.
Perdonami!
con infinito amore
Tua figlia
ringraziamenti:http://ggalleryslo.blogspot.it/2012/05/francine-de-van-hove.html
giovedì 10 maggio 2012
sabato 28 aprile 2012
NUDA
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| Andrei Belichenko Quanti tabù imposti hanno chiuso questo corpo che precoce divenne ingombrante all'occhio giudicante degli adulti. Il seno si mostrò in fretta mio avversario, non sapevo ancora che farmene di tanta generosità che mi condannò all'attenzione e sguardi lascivi appena di maggio fui baciata dal risveglio della primavera della mia tenera fertilità.
Non so precisamente se fui consapevole del cambiamento sotto gli sguardi che probabilmente già da tempo mi osservavano, ma qualcosa avvenne perchè improvvisamente cominciai a sentire quelle carezze platoniche insistermi l'errore ed il disgusto più che il piacere.
Le donne di casa, quelle adulte, presero la responsabilità di educare questo corpo e questa testa alla scongiura che il peccato mi sfiorasse con le sue luride mani e facesse a brandelli con artigli adunchi il lavoro di anni di castità e rigore morale.
Ma la molestia a loro insaputa era riuscita ad eludere la sorveglianza e mi aveva già abitata anni prima del primo sangue, quando ancora i calzettoni di cotone bianco erano forati di un pizzo così ingenuo sotto il ginocchio sbucciato dalle cadute per gl'infantili giochi da illudere che il candore non avesse neppure una piccola macchia.
Chi lo fece non parlerà più, mai più, portandosi via il segreto e la colpa che lo condannò.
Questo corpo assunse molte forme nel tempo e il mio ventre ingravidato diete nido e vita, questo corpo che mi guidò al parto con serenità e attestata gioia e non conobbe il dolore se non come passaggio dovuto ai figli che avrebbero succhiato dal mio seno stille liquide mia linfa per la loro cura.
Nuda.
Il mio corpo ha vissuto come un partigiano che non sapeva che la guerra fosse finita. Nonostante le conquistate libertà femminili vissi gli strascichi di un'epoca ambigua dove sacro e profano lottavano in parità tra le cosce aperte di minorenni che volevano liberarsi della tanto idolatrata verginità.
Quanto bigottismo malsano invece serpeggiava fra le pareti di una casa di amore falso, dove tutto allora appariva così giusto e benedetto dal Cielo. Persino le lenzuola erano di rigoroso lino bianco inamidato a richiamare sempre purezza e castità anche dopo che quelle donne avevano indossato abiti da sposa rigorosamente bianchi che più bianco non si può.
Il mantra obbligato dal coro di voci avrebbe voluto il potere dell'incantatore di serpenti:
Siediti composta, broccia conserte sopra il seno (a nasconderlo) non accavallare le gambe, dritta la schiena, sguardo basso e taci... donna devi imparare a tacere se vorrai un uomo da sposare.
Donne che non hanno conosciuto l'audacia nè la passione, sterili nell'affetto... ed io ho perduto non riuscendo a liberarmi delle loro litanie, dei vestiti chiusi perchè la gola s'infiamma e non ho forse mai compreso il doppio senso di quella frase, il lapsus freudiano di quelle donne morbose.
Nuda è vergogna.
Io sarei voluta apparire a quegli occhi di donne stanche e frustrate, dalla sessualità problematica, dalla fobia di uomini in carne ed ossa che sbavavano carne come cani rabbiosi.
Ho forse bisogno di andare in analisi per comprendere la mia pudica necessità ancora oggi in quest'età oramai detta matura, di nascondere il mio corpo... di donarlo solo in presenza di perduto amore?
... e quanto miracoloso è il significato per me d'amor platonico che non chiede di denudare il mio corpo ma solo la mia anima?
Nuda: il mio corpo mi ha chiamato tante volte e troppe volte ho fatto finta di non sentirlo, vinta da complessi e paure di non essere all'altezza, di non avere il corpo statuario, una bellezza ardita.
Svestita mi sono sentita nuda, nuda della sicurezza che ti danno i vestiti che nascondono difetti e imbarazzi, ho ancora oggi una timidezza adolescenziale, chiudo sempre gli occhi quando vengo baciata, trattengo sempre il respiro quando il mio seno viene accarezzato.
ringraziamenti: http://ggalleryslo.blogspot.it/
painting: Andrei Belichenko
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domenica 22 aprile 2012
giovedì 19 aprile 2012
DELIRIUM
| Gregory Thielker - Vortex 2008 oil on canvas |
Ho una spregiudicata tentazione verso l'acqua.
Liquido ambiguo nell'innocenza della purezza avversa alla forza della devastazione.
Specchio distorto d'immagine capace di capovolgere la visione del mondo e non ho memoria della mia vita intrauterina ma ho un sapore di sangue, liquido così diverso, corposo e denso, vitale scarlatto, metamorfico.
Mic
ringraziamenti: http://www.gregorythielker.com/index.html
n.d.author (me)
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