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lunedì 9 maggio 2011

... E LA GIORNATA SI E' FATTA LUNGA ...





Ora che le giornate si fanno più lunghe, più lunga è anche la mia attesa perchè la notte avanzi a prendermi sulle ginacchia e m'accarezzi il capo.



... e sono ancora più inquieta.



La luce rivela ogni cosa agli occhi dell'uomo  ma la notte ha il fascino del mistero e accoglie a se tutto coprendo col suo manto di seta nera.



La signora in camice bianco dietro il banco della farmacia ha sorriso materna e mi ha dato un'età che non ho dimenticato ma mi prende in giro alle spalle, appaio così più giovane solo perchè ho cura della memoria, la coltivo ogni giorno e la mia pelle diafana quasi totalmente priva di rughe è solo il risultato della mancanza d'emozioni forti, d'espressioni estreme.



Non è una conquista perchè ciò significa che non ho goduto appieno la vita e avrei pagato per avere rughe segnate dalle risate, grida tracciate agli angoli degli occhi donate da amplessi sublimi, labbra ristrette dal cedimento procurato dagli infiniti baci e diapositive sulla fronte di luoghi ameni che non ho mai visitato.



Questo volto che appare sereno, lo sguardo vivace e aperto sul mondo, incorniciato dalla curiosa moltitudine di riccioli ribelli (unica ribellione visibile)  è la giornata che si è fatta lunga, troppo lunga ed il tramonto è solo cominciato ed è difficile per chi  mi guarda accorgersi dell'ombra dietro i miei occhi e il mio sorriso perchè sono come la notte accogliendo la memoria nascondendola alla luce perchè sia come appena venuta al mondo, priva della stanchezza degli anni e della rassegnazione senile alla separazione. Una memoria coraggiosa nella sua caparbietà d'insitere nel suo percorso alimentandosi dal solo scopo della sua esistenza.
Essere qui e nel tempo a venire.

Mic




 

sabato 29 maggio 2010

I miei sono occhi egoisti.





Sento quella carezza, nonostante tutto il nero che m'inghiotte nel suo abbraccio freddo.
...Eppure ho un sorriso. Un sorrido dolce che fiorisce spontaneo. Intenta a plasmare la mia immagine, non sarà mai più nuova, non come quei giorni di maggio d'essenza di muschio bianco e biancospino, non sarà più come allora sul mio seno liberato dallo stato di detenzione. Di ora in ora non seppi più dove cercare, io che di tinte forti non ero mai stata capace guardavo un cielo screziato di rosso magenta e vermiglione, tavolozza sopra una base blu cobalto appena sfumato da pennellate di grigio di payne a schiarirsi in punto bianco là dove sorgeva la luna.
Ed era una luna piena, aveva rinunciato alle sue fasi per me, per la mia illusione da venerare al di là di mondi invisibili, il mio visibile emerso dai fondali di tastiere musicali.
Comincio da qui, da quella carezza che sento arrivare a proteggere impalpabile ma presente nonostante io mi ostini a non vederla per paura che sia il contrario, i miei sono occhi egoisti.
Sono questi occhi ad essere caparbi come san Tommaso vogliono vedere per credere, perchè sia quella carezza a scavare l'immateriale e soffocare la candela perchè non rischiari il suo passaggio, perchè io non abbia certezza dello sguardo dell'Angelo che mai mi ha abbandonato.
Se è così allora ricordami il colore d'ogni goccia di rugiada che hai respirato in ogni mattino da quando ci sei, ricordami il posto migliore dove riposare all'ombra e a ridosso di scalinate sulle chiese diroccate ancora consacrate dal passaggio dei venti e dei chiostri solitari dove arriva il bisbiglio delle bocche in preghiera.
E' così! Deve essere così se ascolto sirene incantarmi e l'abisso sembra meno profondo, la musica migliore sale a sconvolgermi il sangue e i piedi muovono passi nella voglia di danzare.
... e mi pare di sentirti alla porta con un residuo d'inverno ad incorniciare gli stivali, liberare la mano in quella carezza divina che solo l'Amore può trasformare distanze in preziosi ritorni e  brivido elettrico sorgere dalla nuca a fingersi strada sulla schiena a bagnarmi di musica e poesia!

Micol©

mercoledì 17 marzo 2010

LA VERA, UNICA ESSENZA.

""


Sfiora le caviglie la vestaglia nera e con passo leggero, lo stesso che usai per andare via, ora solitario s'aggira nel segreto di una stanza chiusa ad occhi invadenti. Sono l'ombra che si nasconde e cerca luogo dove pace regna nella convulsa tenerezza, eroina del mio peccato.
Rimango là, esco di rado, il mio corpo vive la crudele beltà della primavera e si disseta dalle foglie verdi di piante ornamentali quando rugiada si posa per il ricordo e la poesia.
Mi cerco impalpabile profilo che fa contorno all'arredamento, sono sola e mi compiacio della presenza amata che aleggia costante, non ho bisogno d'altro che librarmi in un sorriso che dia gioia, lady in nero, la geisha con l'anima imperturbabile, petalo di perseveranza per questo Amore accecato dalla negazione e di suoni dolci provenienti dai suoi occhi.
Scalza scivolo su tappeto di parole che io stessa ho intessuto, cuscini imbottiti di carezze e di palpiti d'assolo e musica nei timpani che ha l'esperienza di chi non c'è. Mi muovo incantevole dal sogno animata. Libera in espressione sensuale e godimento, mansueta e felina attendo chi aprirà la porta per cogliere di me la vera, unica essenza.

Micol

waiting...

lunedì 22 febbraio 2010

Quelli della 5^ A




Non riesco a comprendere le nuove usanze comportamentali della società moderna di noi italiani, quando poi per moderna non necessariamente si riferisce alle nuove generazioni.
C'è questo gran prodigarsi di richiesta e bisogno di socializzazione soprattutto dal boom paradossale e catalizzatore dell'evento mediatico più subdolo ed osceno quale Face Book o come io amo definirlo "face doucul" (non a caso il dittongo "ou" per rendere ancora più aperta la "o" oppure allungare la "u" dipende dal momento)
Così capita che anche ad una persona come me asociale per natura e refrattaria al social network sopra citato giunga a fine serata domenicale una telefonata sul numero di casa.
Io:"Pronto?"
Dall'altro capo del filo:
"Buonasera, sono Paola X."
(già so chi è ma essendo insolita una chiamata dalla stessa... tergiverso)
Io: "si?"
P: "Cercavo Daniela S."
(cercavi...  o cerchi? vabbè sorvoliamo)
Io: "Sono io!"
Si odono vocaboli incomprensibili che dovrebbero essere di giubilo del tipo "Finalmente ti ho trovata..."
Ironizzo:
Io: "Devo preoccuparmi? quale buon vento ti porta?" (
ridacchio tra me e me!)
P: "Senti Daniela, io ed Andrea ... Ti ricordi di Andrea X (
?)(ecccome no? boh! a meraviglia...!)
stiamo cercando di ritrovarci quelli della scuola elementare ... ti abbiamo cercata... ma tu non stai su Face Book?"
Io: "No, non sto su FB"
P: "Ma daiii, devi entrare, ci siamo trovati lì per la maggior parte ed è partita l'idea... siamo un bel gruppo sai? possiamo organizzarci un sacco!" (
e una sporta... ma daiiiiiii)
P: "Ma tu vai su internet?"
IO: "Certo che "ci vado su internet" (
ogni venerdì sera per fare la spesa della settimana)!
P: "... embè vai su internet e non hai un profilo su FB?"
Mi limito a sorridere e a cambiare discorso... potrei diventare antipatica...
P: "Comunque, Daniela, abbiamo organizzato per venerdì sera una pizzata all' XXXXX ore 20.30, ci sarai vero? dimmi di siiiiiiiiiii!"
Io: "Paola non mi hai detto come sei giunta a trovarmi!"
P: "Oddio... non ti ho detto? Allora Andrea (
figurati quanto si ricorda di me questo... paro paro a quanto mi ricordo di lui) ti ha confuso con un'altra che però si chiama Simona e ha chiamato lì, ma lei che ti conosce (per forza è mia cugina) gli ha detto dell'errore e gli ha dato indicazioni per trovarti e l'incarico l'ho preso io... ecco!"
Io: "Ho capito... quindi mi dicevi della pizzata!"
P: "Sì, 20.30 all'XXXXXX venerdì prossimo"
Io: "Ho capito, ma alcuni di voi nel tempo vi sarete incontrati, magari per strada... pure io, te e qualcun altro vi incrocio... ma alla fine Paolè... sono trascorsi trentacinque, trentasei anni... mese più mese meno... ma ci si riconosce secondo te?"
P: "Oh, ma a questo ci abbiamo pensato... ci presentiamo tutti con una foto dell'epoca"
(
oh! Signuuuuuuuuur... sono a Zelig, da un momento all'altro sono sicura che sentirò la fresca risata dell'Incontrada che incita all'applauso per la fine dello skech)
Io: "Ah! io manco so dove ho messo la foto di gruppo di quell'anno... anche perchè  con voi ho frequentato solo la quinta elementare, l'anno precedente stavo a Torino e pure l'anno successivo sono tornata a Torino... quindi diciamo che vi ho conosciuto en passant..."
P: "Ma daiiiiii non hai piacere? Ci ritroviamo, ricordiamo quei tempi ... passiamo una serata insieme, dai che è bello!"
(
oh, io faccio difficoltà a ricordarmeli, mi avevano messo nel banco con un bambino grasso, che faceva le puzzette e s'addormentava... figurati che trauma quell'anno scolastico e me lo devo pure ricordare)
Io: "Senti, farò il possibile per esserci (
bugiaaaaaaaaaaarda!)... Il problema è che dovrò organizzarmi con la famiglia, solitamente non esco mai da sola... capisci?"
P: "No, daiiiii... devi venirci, ascolta vieni almeno per cinque minuti a salutarci... se proprio non vuoi trattenerti per la pizzata... e apriti il profilo su FB così ci si ritrova anche lì... daiiiii abbiamo fatto tanto pr trovarci, non riperdiamoci!"
Scambiatisi i numeri reciproci di cellulare si passa al congedo.
P: "Dani, ci tengo davvero tanto a ritrovarmi con te e con gli altri. Che emozione no? un tuffo nel passato..."
Io: "Ti ripeto, farò il possibile e hai il mio numero, possiamo farci una chiacchierata ricordando i tempi andati comunque ... che ne dici?"
P: "Aspetto che mi chiami per la conferma di venerdi ok?"
Io: "Contaci!" (
see)
P: "Sapessi come mi ha fatto piacere risentirti... mannaggia... che storia!"
Io: "Già, che storia!" (
con un filo di voce, oramai esausta dalla conversazione...)
P: "A presto, allora!"
Io: "Sì ... a presto, Grazie per l'invito!"
P: "Ma ti pare, sei dei nostri!"
IO "Vabbùò! Cià Cià Cià Ciaoooo!"
Clik

Credo che la gente ci goda proprio a ritrovarsi dopo trentacinque, quaranta, cinquant'anni e non era forse meglio rimanere ignari su quella bella bimbetta dalle treccine bionde tutta inamidata al quale avresti voluto tirare lo sgambetto ogni volta che passava accanto al banco perchè faceva sempre la lecchina con la maestra, era però tanto caruccia nei tuoi ricordi e oggi magari peserà 120 Kg, avrà perso i capelli insieme alle treccine, sarà alcoolizzata e ti racconterà una storia strappalacrime su come il marito l'ha lasciata per un'altra oppure scoprire che il bambino che faceva le puzzette è diventato un uomo attraente e pieno di soldi? ma poi che ti cambia la vita?
Perchè la gente ha bisogno di tutto questo movimento d' "amicizie" sul reale e sul virtuale?Dal virtuale al reale e viceversa, centinaia di contatti e li chiamano a m i c i.
"Sai di chi sono amico?"
... ma daiiii!!!
Si pensa mai al valore inestimabile, alla rarità preziosa di un' amico?
Quantità! Ho sentito gente congratularsi con se stessi perchè aveva raggiunto un numero decisamente congruo di "contatti"
Sì perchè oggi anche l'amicizia ha un altro metro di paragone, la chiamano "contatto": sei tra i miei contatti... ti ho messo tra i miei contatti... ho accettato il tuo contatto.
Che significato ha il termine contatto? CON TATTO - CONTATTO.
Facciamo attenzione all'uso che si fa delle parole. Ci riempiamo la bocca di parole perchè anche quelle vanno di moda come una volta lo fu la mini gonna, oggi usiamo i rapporti interpersonali "senza TATTO," gentilezza, approffondimento, conoscenza.
Avere amici, senza sapere esattamente cosa sia l'amicizia o averne perso il senso, il CONTATTO reale del suo valore.
Può nascere qualcosa di bello? E' possibile... ma c'è troppa confusione... troppa confluenza di nozioni e dati che disorientano i comportamenti, i sentimenti, le emozioni.

Ciao ragazzi della 5^ A della Scuola Elementare "M. Grazia Deledda" preferisco ricordarvi con i calzoni corti e le treccine... eravamo molto più puri e la vita non ci aveva ancora tentato.

Goodnight
Mic



lunedì 1 febbraio 2010

Traducendo emozioni!

Avevo nostalgia delle mie stesse parole e come faccio spesso nei miei istanti introspettici sono andata là dove la nostalgia ed il ricordo si fanno più forti.
Ho così colto dall'aiuola del mio giardino invernale un fiore nero.
Ripropongo un componimento di circa tre anni fa che nacque da un'atmosfera musicale che mi entrò a violentarmi la mente con immagini che ho tradotto in emozioni.



Galleria fotografica - René Maltête




PianoForte

Labbra rosse spudorato colore su gradazione di grigi a sfumare



e un volto di sensi sotto un foulard di voile noire. Fiori screziati

sfidano il riparo dalla pioggia
dentro lo scandire pesante e liquido



di  note che cadono  da un cielo-pianoforte. La sua coda è agile,

somiglia ai capelli
di una donna innamorata in corsa lontano dal dolore.



Sopra il nastro d’asfalto nero e avorio si rincorrono dita e sguardo sullo spartito,

non più preludio
di una melodia, ora picchia delirante tacchi lucidi di lacrime.



Micol©

venerdì 20 novembre 2009

HO STIVALI MACCHIATI DAL DNA DI STRADE






Massive attack - Tear drop (lacrima)
ndr*[assolutamente da vedere]




Non esiste un momento opportuno per cui fare bilanci.
Ma una riflessione su come sono andate le cose ha sempre del persuasivo.
Ritorno da un viaggio che mi ha lasciato l'odore della nebbia e di un freddo cattivo sopra il lungo pastrano nero e la punta degli stivali è macchiata dal DNA di strade asfaltate dalla mia essenza, che hanno raggiunto miei simili ma pur tanto differenti da me.
Ho percorso strade che mi hanno allontanato sempre e comunque lontana.
Agli incroci ho imboccato sempre la strada sbagliata.
Che fare di una bussola geneticamente starata? Vorrei assicurarmi quanti sono pronti ad accettare insindacabilmente  il proprio destino senza cadere nell'enigma del se avessi fatto... se avessi detto... se avessi scelto... se... se... se...
La mia testa pullula di "se" e l'appartamento della mia anima è sovrastato dall'opacità dei teli polverosi a coprire gli arredi in taluni casi per proteggerli in altri per nasconderli ai miei stessi occhi.
Quanta strada ho fatto! Quanto affollamento nelle sale d'aspetto: orari di punta e confusione. Momenti d'assoluto deserto. Eppure anche se amareggiata non c'è possibilità di confortarsi e confrontarsi con un esempio entusiastico, meglio, si intravedesse mai il fulgido balenare di una ulteriore possibilità.
Spesso non c'è una nuova possibilità. Non la dà il destino. Non la danno gli uomini.
Rimango appesa in quella linea sull'asfalto che ti indica una sosta forzata, in attesa di prendere una decisione.
L'inversione a U non è consentita e devo fare i conti anche con la titubanza e il timore di attraversare il confine per proseguire, perchè comporterebbe un proponimento che data l'esperienza si disconosce sul nascere.
Inchiodata su quel punto. Freno a mano tirato. Ferma e attenta sulla precedenza da dare obbligatoriamente al traffico trasversale, forse sto osservando, forse mi sono  persa e non ho un punto d'orientamento.
C'è invece una profonda necessità di catarsi. Riavvolgere il nastro e ripartire da zero.
Chiedere di più, l'impossibile.
Chiedere di avere una seconda possibilità, quella di rinascere.
Di azzerare i conti,  i mesi e gli anni e riprogrammare il lancio dall'urlo drammatico e virulento di uno spermatozoo che si immola per generare una vita.
Lo so è da pazzi... ma è cosa nota: io non sto tanto bene! Mic


mercoledì 18 novembre 2009

Al caro estinto!





Un'irragionevole calma si è impossessata della nostra casa.
Il silenzio di chi vive un verdetto ineluttabile.
Siamo sfiniti, non lottiamo più, non ci si dispera più, neppure si piange.
Quando i bambini riescono a strapparci da tutto questo cerco di godermi il più possibile l'attimo.
Come se il valore di una sana risata, di un gioco, l'allegra festosità dei loro giovani anni per un breve attimo mi contagiasse e subito dopo mi accorgo di quel che è appena stato vissuto e ne ho profonda nostalgia.
Tutto ritorna piatto.
Gli orari di lavoro, i pasti da cucinare, si sta insieme a guardare un pò di tv.
Da quando abbiamo più di 100 canali, è una sfida a tenere disoccupato il telecomando e il risultato è ache non si guarda nulla a far zapping qua e là, forse per scazzo, ma cazzo io mi rompo le palle e vado a far altro.
La casa ci sta crollando addosso. Il forno si è rotto. Il piano cottura mi ha lasciato con due soli fuochi cosicchè devo rimanere qualche ora a cucinare per quattro.
Il cibo è passato in secondo ordine. Non c'è entusiasmo, non c'è nessuno stimolo, non c'è fame... si mangia perchè l'orologio biologico ci impone un'abitudine ad alimentarci.
Il frigorifero è sempre quasi vuoto, pochi alimenti si cerca di economizzare.
Ai piedi abbiamo scarpe usurate da un paio d'anni e abiti che si è scordato quando li abbiamo acquistati.
Non si parla più... neppure di lavoro.
Quando ci si domanda com'è andata la giornata lavorativa ci si risponde con un'alzata di spalle, quando va bene... altrimenti la risposta è un silenzio pesante.
Non si esce più la domenica. Non si va più neppure per una pizza. .. e ci sembra un gran regalo portarci a tavola una bottiglia di Novello.
Stiamo così a guardare le bollette da pagare in sospeso da mesi, solo ciò che è di stretta necessità va saldato, ma poi il monte dei debiti sale, qualche tempo fa mi prendeva un'ansia fastidiosa, io che arrivavo addirittura a pagare in anticipo i conti mi trovavo a posticipare a considerare entrate e uscite con un incastro certosino verso altre necessità familiari. Oggi mi prende una strana stanchezza quando guardo quelle buste annottate della mia calligrafia di date e scadenze. E' come se non le vedessi, anche se so che ci sono.
Lui sta male, un male cronicizzato dal tempo, dallo stress, dalla mia disattenzione nei suoi confronti... e poi sappiamo cos'ha, sta male e non si cura, ha paura di varcare la soglia dell'ospedale.
Quando m'innervosisco per il suo stato di salute gli ricordo che non possiamo neppure permetterci di morire non so chi potrebbe pagare il nostro funerale. Lui mi risponde "Buttami in discarica!"
Siamo diventati cinici, sarcastici, cattivi.
Ma per la maggioranza del tempo incombe il silenzio che si è fatto padrone di casa, si siede comodamente sul divano, si sdraia sul letto supino a fissare il globo luminoso sul soffitto.
L'astenia, il reprimere l'urlo e la fuga ci ha reso muti.
Probabilmente non siamo neppure così passivi nemmeno rassegnati, siamo solo disarmati da ciò che ci è capitato.
E l'amore che ruolo gioca in questa partita? Si economizza anche quello o probabilmente è sembrato un debito troppo oneroso e alla prima occasione l'abbiamo estinto.



Micol

giovedì 5 novembre 2009

SILENCE PLEASE!




Le  cose cambiano, le persone cambiano, io stessa mi accorgo di essere cambiata.
In questi ultimi due anni è accaduto qualcosa che ha interrotto il flusso regolare di aspettative e di abitudini segnando il mio carattere.
La chiusura è stata forte, il rifiuto d'influenze dal  mondo esterno: ferme e scure.
Alle 22.30 di ieri sera rientravo dal lavoro verso casa, ero sola in macchina e avevo pensieri pesanti e stanchezza sulle palpebre,  stavo per chiudere una giornata faticosa sotto tanti punti di vista e per un attimo ho pensato che avrei viaggiato tutta la notte per la strada, lasciando che fossero i miei pensieri a portarmi, così ho cambiato la rotta allungando di poco per il rientro. Le responsabilità non mi avrebbero permesso d'andare oltre.
E' così anche nella vita no? Qualche volta si ha desiderio di cambiare strada, visitarne una nuova, allargare lo sguardo su qualcosa di sconosciuto e magari fermarsi un pò per dissetarsi, per un caffè.
Ma poi si è coscienti che il dovere ci chiama e bisogna fare a ritroso quel percorso, tornare sui propri passi e far ritorno verso il viale di casa.
Ma il percorso che ho fatto ieri mi ha portato davanti alla porta di quella casa che fu di mia nonna.
La strada era deserta, e i lampioni illuminavano quelle zone di marciapiede dove tante volte mi sono fermata a parlare con qualcuno della mia famiglia.
E' molto forte il mio legame con essa. Anche se il tempo ha cambiato le persone, ha cambiato le cose.
Anche se la morte ha spazzato via sorrisi come foglie d'autunno spinte dal vento.
Se voglio trovare un pò di serenità devo chiudere gli occhi e rivedermi su quell'altalena fatta di corda sfilacciata e tavolaccio di legno come sedile, sulla sua ombra perpendicolare sulla terra battuta si era formato un piccolo fosso segnato e scavato dalla forza d'atrito della piccola rincorsa che si faceva per darsi spinta e oscillare sulla stella di sole che abbagliava gli occhi bambini e su in alto, si respirava il profumo violento della pianta di fichi che donava il suo ramo per i nostri giochi.
Non ho più rivisto quel cortile da molti anni, non so se i gerani e le peonie di zia Tata e fi nonna, stanno ancora in quelle aiuole circolari ai piedi del mandorlo e del pesco delimitate da maioliche d'avanzo dei rivestimenti di casa.
Non esiste più quella 500 abbandonata da uno zio, con le portiere ad apertura antivento dove noi bambini di casa abbiamo fatto grandi viaggi con la fantasia guidando quel volante a ruota gigantesco e spartano.
Penso d'aver imparato a guidare che avevo circa cinque anni!
No non dimentico nulla e sono cambiata per le delusioni e le ferite inferte dai cambiamenti, perchè probabilmente non li sopporto, ma tutto è differente da sempre anche se voglio convincermi che questi sono progresso, s'impara e si ha la possibilità di crescere anche e soprattutto attraverso questo stato di cose.
Così oggi comprendo molte più cose e la natura delle persone.
Allora mi sento a disagio quando ricevo il messaggio di persone che mi vorrebbero "più" vicino, che io dia un segno di presenza forte, che eviti pause, assenze e silenzi.
Mi dispiace per queste persone amiche se sono in diffetto e se in qualche modo procuro delle sofferenze ma la mia storia personale non mi permette più di rilassarmi e ricevere novità,  ho chiuso tutte le porte, sono stanca... ho sofferto e soffro ancora troppo per quello che i rapporti interpersonali hanno finito per lasciarmi.
La dimenticanza, le rotture, gli abbandoni, i silenzi, la perdita di persone a me molto molto care mi hanno completamente segnata.
E' forse incredibile ammettere di avere bisogno di rimanere sola, io che ho sempre cercato l'affetto e l'amicizia, io che mi sono sempre proposta per gli altri, resa disponibile... ora sono un' ombra che circola silente, nascosta agli angoli perchè non voglio incontrare nessuno. Voglio rimanere con i miei ricordi, voglio vivere di rimpianti.
NOn ho la forza e mi dispiace, mi dispiace enormemente perchè anche se in questi casi può sembrare il contrario sono molto sensibile... ma non ce la faccio, il mio è un rifiuto completo verso gli altri.
Sono cambiata, in peggio sicuramente... mi dispiace per gli altri, forse così in fondo ci sto bene se non lotto per essere diversa.
Ora voglio silenzio, ne ho proprio bisogno... a parte la musica!
Che parlino se hanno ancora voce gli angeli, sono gli unici che attendo nelle mie notti senza sogni!
... intanto il calendario fa cadere i giorni di questo novembre pregno di nomi e date da ricordare ...

Micol


sabato 26 settembre 2009

SOGNI




Sono tanti i messaggi che arrivano da una coscienza insaziabile.
Sono giorni duri dentro un oscurità senza futuro.
Ricordo me stessa dodicenne prima di addormentarmi sognante e speranzosa, ancora troppo immatura per comprendere le dinamiche della vita.
E' ancora in me chiaro il ricordo di ciò che pensai quella notte.
"Finirò le medie e poi andrò alle scuole superiori, prenderò la patente e mi comprerò una bella macchina, così potrò andare dove vorrò con le mie amiche. Mi fidanzerò, mi sposerò e avrò dei bambini, una bellissima casa grande con un giardino... "
Ricordo anche l'emozione che mi diede questo ragionamento elementare e fantasioso all'epoca. Ero impaziente!
Sì, in quel mentre sognavo di svegliarmi il giorno dopo con già tutto quello che desideravo a portata di mano.
Sono trascorsi trentatre anni da allora, non tutto è stato realizzato, ma la certezza è che i sogni sono irrimediabilmente giunti alla fine!

Goodnight Mic

lunedì 31 agosto 2009

Per ogni carezza che posi...

Quando pensiamo d'aver speso tutte le lacrime possibili ci accorgiamo invece di avere un affluente sotterraneo che alimenta il corso che arriva alla fonte in moto perpetuo.

Succede poi che basta poco, ricevere una carezza, un gesto d'affetto simbolico, anche se si tratta di  una poesia trovata in pvt scelta per quella precisa occasione, scelta per scaldare il cuore, scelta appositamente per noi.

Trovarsi davanti il mistero grande che comprende l'amore e l'amicizia, un mondo accogliente e pieno di luce anche quando tutto intorno sembra avvolto dalla penombra.

Grazie Marì.
Infinitamente grazie per ogni carezza che posi sul mio cuore
per ogni lacrima che riesci ad asciugare, per ogni mio silenzio che hai compreso.
Grazie per i sorrisi, le fitte chiacchierate... per i sogni condivisi.


TI VOGLIO BENE MA TANTO TANTO!

Tatina Tua!





IL TUO CUORE LO PORTO CON ME

"Il tuo cuore lo porto con me
lo porto nel mio cuore
non me ne divido mai
dove vado io, io lo porto con me
e vieni anche tu, mia amata.

Qualsiasi cosa fatta da me
la fai anche tu, mia cara,
perché il mio fato sei tu, mia dolce.
Non voglio il mondo perché il mio mondo
più bello, più vero sei tu.

Questo è il nostro segreto profondo,
radice di tutte le radici
germoglio di tutti i germogli
e cielo dei cieli
di un albero chiamato vita
che cresce più alto di quanto l’anima spera
e la mente nasconde,
la meraviglia che le stesse separa.

Ma il tuo cuore esiste nel mio".

(E.E. Cammings)


è bellissima! D*

sabato 15 agosto 2009

Anomalia riscontrata/Bisturi




Qualche volta una lacrima cade,
punta di diamante che infrange lastra nero/fumo,
precipito in regressione temporale
[anomalia riscontrata]
§
Scivolo come lacrima, crononauta in stato liquido,
per le cicatrici di ieri
mi divido in sequenza simultanea,
in separazione d'identità.
[purissimo filo-di-luce ha inciso come bisturi.]
^
Ti chiamo ancora per corridoi asettici
Ti stavo accanto.
Ricorderai quel che Io ricordo? 
Il dolore non dimentica.


Micol





dedicated to an Angel






martedì 5 agosto 2008

RADICI

Quando ero bambina mi dicevano che non dovevo ridere "sguaiatamente" perchè non stava bene ad una signorina mostrarsi troppo espansiva.
Quando ero bambina mi dicevano sempre di star seduta composta, dritta sulla schiena e gambe serrate, possibilmente braccia conserte.
Quando ero bambina dovevo giocare in silenzio, andare a Messa, cantare piano, saper leggere e scrivere prima che entrassi a scuola, perchè io "portavo il nome di una famiglia conosciuta e perbene"!
Quando ero piccola non dovevo correre troppo oppure avrei sudato, non dovevo giocare con chicchessia ma solo con i bambini che "la famiglia" sceglieva per me.
Quando ero bambina il mio mondo era di giochi regalati e che dopo pochi giorni scomparivano (non ho mai capito perchè), il mio mondo era fatto di voci di donne sempre insoddisfatte, imbruttite da una vita non voluta, voci stanche e rotte a causa d'infanzie non vissute eppure un vanto quella sottomissione "alla famiglia"!
Quando mia nonna ci lasciò; la grande mamma della famiglia... capì immediatamente che qualcosa era cambiato.
Era lei che nella sua esile figura vestita di nero, che si  muoveva quasi pattinando su pantofole di panno grigio come i suoi occhi, divenuti piccoli e acquosi sotto l'imperativo dei novant'anni, che teneva strette, fra le mani fragili percorse da vene azzurre in rilievo, quelle redini invisibili sulla casta.
Era marzo, di un decennio e poco più oramai passato che il canto di un usignolo fu così potente da oltrepassate i doppi vetri della mia camera a svegliarmi.
Il legame consanguineo fu immediatamente presentimento, e benchè fui ben certa di ciò che era accaduto, fui invasa da una pace incredibile. Mi chiamarono un'ora dopo per avvertirmi che la nonna si era addormentata nella Grazia del Signore.
Quando entrai nella sua stanza, indossava l'abito della cerimonia, un prezioso "costume sardo", le zie mi chiesero di aiutarle in quelle poche ultime finiture perchè fosse perfetta.
La mia nonnina era diventata piccola, i suoi lineamenti, sempre molto fini, sembravano darle un'aria di un tempo mai passato.
Ci aggiravamo tutte molto serene, solo qualche improvviso singhiozzo rompeva il silenzio o il leggero brusio dei nostri compiti.
Poi ci sedemmo intorno in preghiera e contemplazione, era un mattino meraviglioso.
Benchè fossi già sposata e con un bimbo di poco più di tre anni credo che fu in quella mattina che diventai veramente donna.
Quel giorno che mia nonna ci lasciò si portò via la mia infanzia e la mia giovinezza, insieme alla sua ombra sotto la pianta del fico, insieme a quella forza, serietà, umiltà e l'insegnamento di grandi valori che più non ho trovato.
Con lei se ne è andata anche la "famiglia" : quel senso di obbligo, di rispetto, di onorabilità, di unità, di stabilità... nulla sarà più come allora... in quella casa dove io sono cresciuta... quella casa che ora è fonte di discordia e malignità.
Ma per anni mi hanno insegnato di non mostrare di aver visto pur avendo ben osservato, di non mostrare le mie opinioni e riferire ciò che avrei sentito, che l'omertà è un fatto d'onore e oggi vedo (pur non guardando) quelle donne, quelle sorelle così attaccate alla famiglia da tirare con unghie e denti  per strappare e seppellire quell'onore, quell'unione in nome di un'eredità fatta a brandelli dall'ingordigia, dall'avarizia, dall'orgoglio, il pregiudizio,la malafede.
Quale onore?
A quarantaquattro anni mi domando ancora ,sotto quale esempio ho coltivato le mie radici.

Mic




giovedì 26 luglio 2007

THE PERFECT DAY




Già, deve essere stato un giorno perfetto, uno dei più belli della tua vita!
Oggi pensavo a te... sono già trascorsi due anni. Due anni che mi venisti a trovare in sogno, sembrava dormissi eri sereno, io che ti chiamavo con un filo di voce e tu accennasti un sorriso e la stanza da letto divenne cielo.

Forse è per questo, che all'indomani, appena appresi della tua "partenza" più che dolore, in un primo momento, provai spavento. Avevi concluso la tua folle corsa su un anonimo muretto di cinta, poco dopo si apriva un panorama stupendo sulla scogliera a picco sul mare, forse era quella la tua meta... forse il giorno era stato troppo perfetto per decidere di chiudere.
Ti ricorderò per quel che siamo stati, cancellerò i giorni bui e quelli amari, per lasciare soltanto la nostra dolcezza e fragilità.



"Ora dove sono i tuoi occhi grandi e allungati,
dove posi il tuo sguardo verde bosco
e dove volge il tuo profilo greco.
Dove stà il tuo incisivo spezzato
di quando cadesti da bambino?
Sii felice,
nessun rimpianto,
nessun dolore...
solo un perfetto mondo d'amore!"



Ti ringrazio per essere passato in questo traffico che è la mia vita.
Un bacio alato fin lassù!


A Massimo



PERFECT DAY


Just a perfect day
drink Sangria in the park
And then later
when it gets dark, we go home

Just a perfect day
feed animals in the zoo
Then later
a movie, too, and then home

Oh, it's such a perfect day
I'm glad I spend it with you
Oh, such a perfect day
You just keep me hanging on
You just keep me hanging on

Just a perfect day
problems all left alone
Weekenders on our own
it's such fun

Just a perfect day
you made me forget myself
I thought I was
someone else, someone good

Oh, it's such a perfect day
I'm glad I spent it with you
Oh, such a perfect day
You just keep me hanging on
You just keep me hanging on

You're going to reap just what you sow
You're going to reap just what you sow
You're going to reap just what you sow
You're going to reap just what you sow

LOU REED





domenica 8 luglio 2007

EMANUELA


 



Indaco scuro il vestito



aperto sul drappo rosso cupo



del ricordo



 


e arriva intenso il profumo



 


del fico carico di frutti maturi



e del latte colloso delle foglie larghe,



staccate dal ramo ad ascoltare



il sommesso delle tue preghiere.



Era l'ombra a rinfrescarti



da giornate troppo lunghe



per la tua piccola statura



a cinque anni dal secolo.



Seduta a sgranare memorie



sul tuo rosario di perle



con dita aristocratiche



Madre addolorata,



ero lì inebedita dal tuo strazio



io sentii il tuo pianto



contro la legge che ti ha sfidato



lasciando a te vedova



l'ardua sepoltura dei tuoi figli.



Ancora ti ricordo, dovevo inchinarmi



sotto il fico in quel punto preciso



che portava i segni



della fune che fu altalena



per tutti i figli dei tuoi figli.



Stavi lì con le mani giunte in grembo



ad offrirmi consiglio



come succosa polpa di frutto,



d'amare questa vita



e d'essere fedele solo a me stessa.




Sulla terra battuta di un cortile



rimane l'eco lontano dello strascicchio



 


del tuo passo lento e stanco, 



 


il sussurro solitario degli abiti neri



 


e il solo vezzo di sistemare



 


quella ciocca bianca



 


sotto un fazzoletto perenne.



 


Donna del sud 



 


il tuo sorriso nascosto sotto il



 


profumo dei fiori e dei tuoi occhi grigi



radici di storia, la mia.


Ho nostalgia di te,



 


della tua carezza



 


e del tuo bacio prezioso



 


che ritrovo su di me



 


chiudendo gli occhi



 


sopra una lacrima.



 



Daniela S.



 


(dedicata a mia nonna)








sabato 14 ottobre 2006

I MANDALA DI SERENELLA







Sono quelle cose che non ti spieghi, capitano, sembrano pr caso, ma poi ti fermi a pensare e ti sorprende la logica ad incastro delle tue esperienze.
Girottavo senza fissa dimora per il web, stanca del solito giro, solo per smorzare la noia, l'insoddisfazione e quel non so che e che mi trovo davanti? i tuoi delfini! Serenella! le tue parole!Serenella.
La tua musica, i tuoi discorsi, i tuoi mandala, la tua voce... io alla finestra con te che mi parli al telefono in una giornata di sole! I nostri discorsi in chat (fortunatamente salvati)... e ti ritrovo, ti penso, ti parlo così in questo unico modo che mi è rimasto.

Scrivevi così per Alessandro:

Nel vento, nel cuore


Se si piange per chi si pensa di aver perduto, vuol dire che l'abbiamo ancora...


Alessandro la tua voce nel vento, nel cuore, nella mente, vibrante ..come sempre...



Serenella, io non ti ho perduto!!
ciao Sorella dell'Anima









C'è di più
(poesia di Serenella)

Oltre questo tempo



 


c'è di più


 


oltre questa materia


 


c'è di più


 


oltre questa memoria


 


c'è di più...


 


c'è l'eternità dell'arte


 


della musica


 


che si tramanda


 


che diventa eredità


 


di ognuno...


 


la tua voce


 


la tua musica


 




la tua poesia








18 aprile 2004

fiori di pesco, fiori di susino
rosa ,bianchi
e sopra di essi un cielo che
non vuole scoppiare d'azzurro