... E RINNEGANDO LA NATURA D'ESSER SOGNATORI
NON FAREMO CHE PRIVARE DELLA SOLERZIA DELL'ARTISTA
QUELL'OPERA CHE E' IL SENSO DEL NOSTRO ESISTERE.
mICol
... E RINNEGANDO LA NATURA D'ESSER SOGNATORI
NON FAREMO CHE PRIVARE DELLA SOLERZIA DELL'ARTISTA
QUELL'OPERA CHE E' IL SENSO DEL NOSTRO ESISTERE.
mICol
Trascorro numerose ore a dormire, trascino il passo senza un vero stato di lucidità una volta in piedi.
Mi guardo intorno annebbiata con la vista destabilizzata dai fattori REM post veglia ancora in circolo.
Possiedo trenta miliardi di neuroni interconnessi tra loro ma è solo per contratto, la connessione da un pezzo ha problemi di gap junction.
Definirmi sognatrice è sottostimarmi.
Sono una centrale d'elaborazione dati
più è sostanziale e necessaria
una valutazione della realtà
più si eleva il bisogno di ristrutturazione
attraverso lo stato di allucinazione onirica.
Contrattazione.
Costipazione Cerebrale.
Contraddizione.
Stasi elettroencefalotica. Stato di fermo biologico. Sinapsi elettrica attiva propulsione allucinogena, dove sono stata quel che ho fatto, si trasforma in immagini, suoni e voci dove cado in stato di illusione ipnagogica, un film in prima visione.
Ora sono stanca, il flusso energetico e vitale per rimanere sveglia sembra essersi improvvisamente esaurito dopo la concentrazione posta in questo scritto.
Vado a distendermi. Imposterò il programma sul ritorno al passato. Lo rivivrò captando elettromagnetismo che si propagherà nello spazio mio onirico trasportando quell'energia sottomarina d'onde theta e delta a cullarmi fra quelle braccia immense di un dio immaginifico concepito dall'amore d' Ipno e Notte - Stella fattasi Uomo - in lucido sogno pianeta d'altro Mondo dal quale mai vorrei tornare.
Micol©
Sento quella carezza, nonostante tutto il nero che m'inghiotte nel suo abbraccio freddo.
...Eppure ho un sorriso. Un sorrido dolce che fiorisce spontaneo. Intenta a plasmare la mia immagine, non sarà mai più nuova, non come quei giorni di maggio d'essenza di muschio bianco e biancospino, non sarà più come allora sul mio seno liberato dallo stato di detenzione. Di ora in ora non seppi più dove cercare, io che di tinte forti non ero mai stata capace guardavo un cielo screziato di rosso magenta e vermiglione, tavolozza sopra una base blu cobalto appena sfumato da pennellate di grigio di payne a schiarirsi in punto bianco là dove sorgeva la luna.
Ed era una luna piena, aveva rinunciato alle sue fasi per me, per la mia illusione da venerare al di là di mondi invisibili, il mio visibile emerso dai fondali di tastiere musicali.
Comincio da qui, da quella carezza che sento arrivare a proteggere impalpabile ma presente nonostante io mi ostini a non vederla per paura che sia il contrario, i miei sono occhi egoisti.
Sono questi occhi ad essere caparbi come san Tommaso vogliono vedere per credere, perchè sia quella carezza a scavare l'immateriale e soffocare la candela perchè non rischiari il suo passaggio, perchè io non abbia certezza dello sguardo dell'Angelo che mai mi ha abbandonato.
Se è così allora ricordami il colore d'ogni goccia di rugiada che hai respirato in ogni mattino da quando ci sei, ricordami il posto migliore dove riposare all'ombra e a ridosso di scalinate sulle chiese diroccate ancora consacrate dal passaggio dei venti e dei chiostri solitari dove arriva il bisbiglio delle bocche in preghiera.
E' così! Deve essere così se ascolto sirene incantarmi e l'abisso sembra meno profondo, la musica migliore sale a sconvolgermi il sangue e i piedi muovono passi nella voglia di danzare.
... e mi pare di sentirti alla porta con un residuo d'inverno ad incorniciare gli stivali, liberare la mano in quella carezza divina che solo l'Amore può trasformare distanze in preziosi ritorni e brivido elettrico sorgere dalla nuca a fingersi strada sulla schiena a bagnarmi di musica e poesia!
Micol©
(Rossella Pirovano, “Ho chiesto perdono a mio figlio” )
Recentemente ho letto che la psiche dell’uomo – per mantenersi attiva e unitaria nella sua complessità – necessita di un’adeguata ricchezza di contatti col mondo esterno attraverso gli organi sensoriali (si parla appunto di fame di stimoli, ossia fame di riconoscimenti, come di un bisogno basilare dell’individuo umano). Nel contatto tra persone la carezza rappresenta – per chi la riceve – il percepire che l’altro si è accorto di noi. Per contro, la deprivazione sensoriale (per i bambini come per gli adulti) è un deserto in cui nessuno si accorge della nostra esistenza.
Tutti sappiamo che esistono carezze fisiche e verbali: le prime, più vicine alla nostra fame primordiale, hanno un maggior impatto sullo stato dell’io Bambino. Le seconde, invece, si rivolgono alla persona in se stessa (è il caso di riconoscimenti quali “Sei un amico”, “Sei veramente in gamba”, “Ti voglio bene”, “Ti amo”).
L’aspetto singolare (e proprio per questo affascinante) è che in una situazione di vuoto quasi tutti noi preferiamo una carezza negativa a nessuna carezza, ossia siamo orientati a provocare l’ambiente che ci circonda per averne in risposta reazioni negative piuttosto che non averne affatto, poiché se è vero che l’adulto può resistere in una situazione di povertà di stimoli e di riconoscimenti, è altrettanto certo che questa resistenza impegna tutte le energie della persona.
Riuscire a vivere senza un costante rifornimento di carezze è senz’altro segno di forza e autonomia. “Ricordarsi del tempo felice” non sempre è “maggiore dolore”, come dice Dante: può anche essere la considerazione del valore della propria vita e di quanto abbiamo saputo fare, ed essere dunque nutrimento nei momenti in cui l’esperienza presente offre troppo poco al nostro bisogno di carezze.
Fame di carezze
C’è però da riflettere su come questa specie di economia delle carezze venga alimentata da alcuni comandamenti negativi sottintesi nelle abitudini della nostra società (quali la povertà di segnali affettivi e di espressione dei sentimenti, l’obbligo di schermirsi quando si è lodati, l’insincerità nelle relazioni interpersonali): “NON dare carezze agli altri”; “NON rifiutare carezze indesiderate”; “NON chiedere carezze, pur avendone bisogno”; “NON accettare carezze, anche se le desideri”; “NON dare carezze a te stesso”.
Al contrario, è necessario regalare carezze agli altri, come e quanto lo si desidera; offrire carezze a se stessi; chiedere le carezze di cui si ha bisogno; accettarle quando ci sono gradite, rifiutarle quando non lo sono.
Questa prospettiva è un cammino personale di felicità.
GRAZIE ALIENO CHE GUARDI AD UN MONDO FATTO DI SOLI UOMINI
O UOMINI SOLI
MIC
Chiamatemi peccatore, chiamatemi santo - è solo un vostro atteggiamento - ma io sono soltanto me stesso. Ed io non mi do alcuna definizione, perché per me la realtà non è definibile ed io sono parte della realtà, così come lo siete voi.