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venerdì 2 dicembre 2011

SENZA IMMAGINAZIONE


... E RINNEGANDO LA NATURA D'ESSER SOGNATORI



NON FAREMO CHE PRIVARE DELLA SOLERZIA DELL'ARTISTA



QUELL'OPERA CHE E' IL SENSO DEL NOSTRO ESISTERE.



mICol 

 






 

sabato 12 giugno 2010

C.E.D.(Centro Elaborazione Dati)




 



Trascorro numerose ore a dormire, trascino il passo senza un vero stato di lucidità una volta in piedi.
Mi guardo intorno annebbiata con la vista destabilizzata dai fattori REM post veglia ancora in circolo.

Possiedo trenta miliardi di neuroni interconnessi tra loro ma è solo per contratto, la connessione da un pezzo ha problemi di gap junction.



Definirmi sognatrice è sottostimarmi.
Sono una centrale d'elaborazione dati
più è sostanziale e necessaria 
una valutazione della realtà
più si eleva il bisogno di ristrutturazione
attraverso lo stato di allucinazione onirica.
Contrattazione.
Costipazione Cerebrale.
Contraddizione.



Stasi elettroencefalotica. Stato di fermo biologico. Sinapsi elettrica attiva propulsione allucinogena, dove sono stata quel che ho fatto, si trasforma in immagini, suoni e voci dove cado in stato di illusione ipnagogica, un film in prima visione.



Ora sono stanca, il flusso energetico e vitale per rimanere sveglia sembra essersi improvvisamente esaurito dopo la concentrazione posta in questo scritto.



Vado a distendermi. Imposterò il programma sul ritorno al passato. Lo rivivrò captando elettromagnetismo che si propagherà nello spazio mio onirico trasportando quell'energia sottomarina d'onde theta e delta a cullarmi fra quelle braccia immense di un dio immaginifico concepito dall'amore d' Ipno e Notte - Stella fattasi Uomo - in lucido sogno pianeta d'altro Mondo dal quale mai vorrei tornare.
 



Micol©

sabato 29 maggio 2010

I miei sono occhi egoisti.





Sento quella carezza, nonostante tutto il nero che m'inghiotte nel suo abbraccio freddo.
...Eppure ho un sorriso. Un sorrido dolce che fiorisce spontaneo. Intenta a plasmare la mia immagine, non sarà mai più nuova, non come quei giorni di maggio d'essenza di muschio bianco e biancospino, non sarà più come allora sul mio seno liberato dallo stato di detenzione. Di ora in ora non seppi più dove cercare, io che di tinte forti non ero mai stata capace guardavo un cielo screziato di rosso magenta e vermiglione, tavolozza sopra una base blu cobalto appena sfumato da pennellate di grigio di payne a schiarirsi in punto bianco là dove sorgeva la luna.
Ed era una luna piena, aveva rinunciato alle sue fasi per me, per la mia illusione da venerare al di là di mondi invisibili, il mio visibile emerso dai fondali di tastiere musicali.
Comincio da qui, da quella carezza che sento arrivare a proteggere impalpabile ma presente nonostante io mi ostini a non vederla per paura che sia il contrario, i miei sono occhi egoisti.
Sono questi occhi ad essere caparbi come san Tommaso vogliono vedere per credere, perchè sia quella carezza a scavare l'immateriale e soffocare la candela perchè non rischiari il suo passaggio, perchè io non abbia certezza dello sguardo dell'Angelo che mai mi ha abbandonato.
Se è così allora ricordami il colore d'ogni goccia di rugiada che hai respirato in ogni mattino da quando ci sei, ricordami il posto migliore dove riposare all'ombra e a ridosso di scalinate sulle chiese diroccate ancora consacrate dal passaggio dei venti e dei chiostri solitari dove arriva il bisbiglio delle bocche in preghiera.
E' così! Deve essere così se ascolto sirene incantarmi e l'abisso sembra meno profondo, la musica migliore sale a sconvolgermi il sangue e i piedi muovono passi nella voglia di danzare.
... e mi pare di sentirti alla porta con un residuo d'inverno ad incorniciare gli stivali, liberare la mano in quella carezza divina che solo l'Amore può trasformare distanze in preziosi ritorni e  brivido elettrico sorgere dalla nuca a fingersi strada sulla schiena a bagnarmi di musica e poesia!

Micol©

lunedì 15 marzo 2010

La stanchezza

Quello che c'è in me è soprattutto stanchezza
non di questo o di quello
e neppure di tutto o di niente:
stanchezza semplicemente, in sé,
stanchezza.
La sottigliezza delle sensazioni inutili,
le violente passioni per nulla,
gli amori intensi per ciò che si suppone in qualcuno,
tutte queste cose -
queste e cio' che manca in esse eternamente -
Tutto ciò produce stanchezza,
questa stanchezza,
stanchezza.
C'è senza dubbio chi ama l'infinito,
c'è senza dubbio chi desidera l'impossibile,
c'è senza dubbio chi non vuole niente -
tre tipi di idealisti, e io nessuno di questi:
perchè io amo infinitamente il finito,
perchè io desidero impossibilmente il possibile,
perchè voglio tutto, o ancora di più, se può essere,
o anche se non può essere...
E il risultato?
Per loro la vita vissuta o sognata,
per loro il sogno sognato o vissuto,
per loro la media fra tutto e niente, cioè la vita...
Per me solo una grande, una profonda,
e, ah, con quale felicità, infeconda stanchezza,
una supremissima stanchezza,
issima, issima, issima,
stanchezza...

da Poesie di Alvaro de Campos
F. PESSOA

sabato 28 novembre 2009

Sono stata sincera!



C'è nell'aria quel profumo di nostalgie che fanno mucchio con i panni da lavare.
Nostalgie colorate da separare da quelle bianche e quelle nere. Lenzuola con l'ombra stropicciata di corpi che si sono posati a riposare con i loro sogni. Cuscini sprimacciati un pò usurati.
Così le nostalgie sarebbe bello poterle lavare, stendere al sole e rinnovarne le fantasie con quelle stesse azioni, situazioni, persone, parole per cui sono state invece riposte nelle scatole cinesi serigrafate di rose orientali laccate di rosso del passato.
Ok! un bel sospirone mentre mi sporgo a mezzobusto in avanti sul davanzale di questo novembre che va a completare il suo ciclo.
L'aria è fragile, ha bisogno d'essere ascoltata e forse allargherà un sorriso per questa predisposizione alla disponibilità o  più probabilmente allagherà con il suo pianto!
Saprà confidarmi che sono stata sincera.


Mic

giovedì 26 novembre 2009

Voglio ringraziare...





"Tutte le persone che sono passate o passeranno nella nostra vita sono importanti per la nostra crescita, perché tutte indistintamente ci lasciano qualcosa.
Non importa, se quello che raggiunge la nostra mente e il nostro cuore non è sempre di nostro gradimento, la cosa veramente importante, sarà tutto quanto noi riusciremo a trarre dal loro passaggio.
Ogni loro parola, ogni loro gesto, tornerà utile per comprendere e imparare qualcosa di nuovo.
Impariamo ad ascoltare, impariamo a guardare, impariamo a sentire e in ognuna di quelle persone, troveremo una parte di noi, una parte che forse non riteniamo nostra, ma che è lì ad insegnarci tutto quello che non vorremmo mai essere o diventare in futuro.
Gli eventi, gli incontri e tutto quanto si muove intorno a noi non avviene mai a caso, c’è sempre una ragione, magari non facile da accettare, oppure troppo bella per non essere presa al volo, ma questo non cambia lo stato delle cose e lo scopriremo se impareremo a pensare alle ragioni che possono aver mosso tali evenienze.
Per questo motivo
voglio ringraziare tutte le persone che hanno avuto anche solo una piccola parte nella mia esistenza e dalle quali ho avuto l’opportunità di imparare molto."

 



(Rossella Pirovano, “Ho chiesto perdono a mio figlio” )



 



 

venerdì 20 novembre 2009

HO STIVALI MACCHIATI DAL DNA DI STRADE






Massive attack - Tear drop (lacrima)
ndr*[assolutamente da vedere]




Non esiste un momento opportuno per cui fare bilanci.
Ma una riflessione su come sono andate le cose ha sempre del persuasivo.
Ritorno da un viaggio che mi ha lasciato l'odore della nebbia e di un freddo cattivo sopra il lungo pastrano nero e la punta degli stivali è macchiata dal DNA di strade asfaltate dalla mia essenza, che hanno raggiunto miei simili ma pur tanto differenti da me.
Ho percorso strade che mi hanno allontanato sempre e comunque lontana.
Agli incroci ho imboccato sempre la strada sbagliata.
Che fare di una bussola geneticamente starata? Vorrei assicurarmi quanti sono pronti ad accettare insindacabilmente  il proprio destino senza cadere nell'enigma del se avessi fatto... se avessi detto... se avessi scelto... se... se... se...
La mia testa pullula di "se" e l'appartamento della mia anima è sovrastato dall'opacità dei teli polverosi a coprire gli arredi in taluni casi per proteggerli in altri per nasconderli ai miei stessi occhi.
Quanta strada ho fatto! Quanto affollamento nelle sale d'aspetto: orari di punta e confusione. Momenti d'assoluto deserto. Eppure anche se amareggiata non c'è possibilità di confortarsi e confrontarsi con un esempio entusiastico, meglio, si intravedesse mai il fulgido balenare di una ulteriore possibilità.
Spesso non c'è una nuova possibilità. Non la dà il destino. Non la danno gli uomini.
Rimango appesa in quella linea sull'asfalto che ti indica una sosta forzata, in attesa di prendere una decisione.
L'inversione a U non è consentita e devo fare i conti anche con la titubanza e il timore di attraversare il confine per proseguire, perchè comporterebbe un proponimento che data l'esperienza si disconosce sul nascere.
Inchiodata su quel punto. Freno a mano tirato. Ferma e attenta sulla precedenza da dare obbligatoriamente al traffico trasversale, forse sto osservando, forse mi sono  persa e non ho un punto d'orientamento.
C'è invece una profonda necessità di catarsi. Riavvolgere il nastro e ripartire da zero.
Chiedere di più, l'impossibile.
Chiedere di avere una seconda possibilità, quella di rinascere.
Di azzerare i conti,  i mesi e gli anni e riprogrammare il lancio dall'urlo drammatico e virulento di uno spermatozoo che si immola per generare una vita.
Lo so è da pazzi... ma è cosa nota: io non sto tanto bene! Mic


giovedì 5 novembre 2009

SILENCE PLEASE!




Le  cose cambiano, le persone cambiano, io stessa mi accorgo di essere cambiata.
In questi ultimi due anni è accaduto qualcosa che ha interrotto il flusso regolare di aspettative e di abitudini segnando il mio carattere.
La chiusura è stata forte, il rifiuto d'influenze dal  mondo esterno: ferme e scure.
Alle 22.30 di ieri sera rientravo dal lavoro verso casa, ero sola in macchina e avevo pensieri pesanti e stanchezza sulle palpebre,  stavo per chiudere una giornata faticosa sotto tanti punti di vista e per un attimo ho pensato che avrei viaggiato tutta la notte per la strada, lasciando che fossero i miei pensieri a portarmi, così ho cambiato la rotta allungando di poco per il rientro. Le responsabilità non mi avrebbero permesso d'andare oltre.
E' così anche nella vita no? Qualche volta si ha desiderio di cambiare strada, visitarne una nuova, allargare lo sguardo su qualcosa di sconosciuto e magari fermarsi un pò per dissetarsi, per un caffè.
Ma poi si è coscienti che il dovere ci chiama e bisogna fare a ritroso quel percorso, tornare sui propri passi e far ritorno verso il viale di casa.
Ma il percorso che ho fatto ieri mi ha portato davanti alla porta di quella casa che fu di mia nonna.
La strada era deserta, e i lampioni illuminavano quelle zone di marciapiede dove tante volte mi sono fermata a parlare con qualcuno della mia famiglia.
E' molto forte il mio legame con essa. Anche se il tempo ha cambiato le persone, ha cambiato le cose.
Anche se la morte ha spazzato via sorrisi come foglie d'autunno spinte dal vento.
Se voglio trovare un pò di serenità devo chiudere gli occhi e rivedermi su quell'altalena fatta di corda sfilacciata e tavolaccio di legno come sedile, sulla sua ombra perpendicolare sulla terra battuta si era formato un piccolo fosso segnato e scavato dalla forza d'atrito della piccola rincorsa che si faceva per darsi spinta e oscillare sulla stella di sole che abbagliava gli occhi bambini e su in alto, si respirava il profumo violento della pianta di fichi che donava il suo ramo per i nostri giochi.
Non ho più rivisto quel cortile da molti anni, non so se i gerani e le peonie di zia Tata e fi nonna, stanno ancora in quelle aiuole circolari ai piedi del mandorlo e del pesco delimitate da maioliche d'avanzo dei rivestimenti di casa.
Non esiste più quella 500 abbandonata da uno zio, con le portiere ad apertura antivento dove noi bambini di casa abbiamo fatto grandi viaggi con la fantasia guidando quel volante a ruota gigantesco e spartano.
Penso d'aver imparato a guidare che avevo circa cinque anni!
No non dimentico nulla e sono cambiata per le delusioni e le ferite inferte dai cambiamenti, perchè probabilmente non li sopporto, ma tutto è differente da sempre anche se voglio convincermi che questi sono progresso, s'impara e si ha la possibilità di crescere anche e soprattutto attraverso questo stato di cose.
Così oggi comprendo molte più cose e la natura delle persone.
Allora mi sento a disagio quando ricevo il messaggio di persone che mi vorrebbero "più" vicino, che io dia un segno di presenza forte, che eviti pause, assenze e silenzi.
Mi dispiace per queste persone amiche se sono in diffetto e se in qualche modo procuro delle sofferenze ma la mia storia personale non mi permette più di rilassarmi e ricevere novità,  ho chiuso tutte le porte, sono stanca... ho sofferto e soffro ancora troppo per quello che i rapporti interpersonali hanno finito per lasciarmi.
La dimenticanza, le rotture, gli abbandoni, i silenzi, la perdita di persone a me molto molto care mi hanno completamente segnata.
E' forse incredibile ammettere di avere bisogno di rimanere sola, io che ho sempre cercato l'affetto e l'amicizia, io che mi sono sempre proposta per gli altri, resa disponibile... ora sono un' ombra che circola silente, nascosta agli angoli perchè non voglio incontrare nessuno. Voglio rimanere con i miei ricordi, voglio vivere di rimpianti.
NOn ho la forza e mi dispiace, mi dispiace enormemente perchè anche se in questi casi può sembrare il contrario sono molto sensibile... ma non ce la faccio, il mio è un rifiuto completo verso gli altri.
Sono cambiata, in peggio sicuramente... mi dispiace per gli altri, forse così in fondo ci sto bene se non lotto per essere diversa.
Ora voglio silenzio, ne ho proprio bisogno... a parte la musica!
Che parlino se hanno ancora voce gli angeli, sono gli unici che attendo nelle mie notti senza sogni!
... intanto il calendario fa cadere i giorni di questo novembre pregno di nomi e date da ricordare ...

Micol


mercoledì 2 settembre 2009

giovedì 4 dicembre 2008

FAME DI CAREZZE (da un blog)



Mi capita ogni tanto di trovare nelle mie scorribande notturne sul web pensieri d'altri che mi colpiscono e in qualche modo entrano a far parte di alcuni ragionamenti, che io stessa mi sono trovata a fare... o appartengono ad alcune mie sensazioni ed emozioni.
Quando nel blog di una persona ho trovato questi suoi pensieri ho sentito il bisogno di fermare quell'istante riportando da me queste sue impressioni.
NOn ricordo il suo nome, il suo nick o quant'altro di lui... so che nel suo blog ho trovato tanta delicata manifestazione di un animo sensibile e acuto nel saper descrivere percezioni e sentimento.


Sarebbe  infinitamente  migliore un mondo dove  l'uomo fosse meno vile e smettesse di rinnegare la propria parte femminile, manifestare apertamente le proprie necessità che non sono debolezze come tanti pensano che siano. Fanno parte della nostra intima percezione dei bisogni naturali che hanno lo scopo di avvicinarci agli altri e mostrarci più disponibili alla condivisione di rapporti. Rapportarsi con rispetto e affetto, ci fa sentire rilassati e se ne beneficia tutti di un'apertura armonica che sempre meno è riscontrabile.
Ecco appresso i pensieri che ho voluto annottare in questo mio diario virtuale:

 

ultimamente mi ritrovo sempre più spesso a pensare che in questo breve viaggio di sola andata le relazioni umane sono l’unico mezzo reale che abbiamo a disposizione per colmare la nostra fame di carezze.

Recentemente ho letto che la psiche dell’uomo – per mantenersi attiva e unitaria nella sua complessità – necessita di un’adeguata ricchezza di contatti col mondo esterno attraverso gli organi sensoriali (si parla appunto di fame di stimoli, ossia fame di riconoscimenti, come di un bisogno basilare dell’individuo umano). Nel contatto tra persone la carezza rappresenta – per chi la riceve – il percepire che l’altro si è accorto di noi. Per contro, la deprivazione sensoriale (per i bambini come per gli adulti) è un deserto in cui nessuno si accorge della nostra esistenza.



Tutti sappiamo che esistono carezze fisiche e verbali: le prime, più vicine alla nostra fame primordiale, hanno un maggior impatto sullo stato dell’io Bambino. Le seconde, invece, si rivolgono alla persona in se stessa (è il caso di riconoscimenti quali “Sei un amico”, “Sei veramente in gamba”, “Ti voglio bene”, “Ti amo”).
L’aspetto singolare (e proprio per questo affascinante) è che in una situazione di vuoto quasi tutti noi preferiamo una carezza negativa a nessuna carezza, ossia siamo orientati a provocare l’ambiente che ci circonda per averne in risposta reazioni negative piuttosto che non averne affatto, poiché se è vero che l’adulto può resistere in una situazione di povertà di stimoli e di riconoscimenti, è altrettanto certo che questa resistenza impegna tutte le energie della persona.



Riuscire a vivere senza un costante rifornimento di carezze è senz’altro segno di forza e autonomia. “Ricordarsi del tempo felice” non sempre è “maggiore dolore”, come dice Dante: può anche essere la considerazione del valore della propria vita e di quanto abbiamo saputo fare, ed essere dunque nutrimento nei momenti in cui l’esperienza presente offre troppo poco al nostro bisogno di carezze.



Fame di carezze

http://menteindisordine.wordpress.com/2008/03/16/fame-di-carezze/



Fame di carezze



C’è però da riflettere su come questa specie di economia delle carezze venga alimentata da alcuni comandamenti negativi sottintesi nelle abitudini della nostra società (quali la povertà di segnali affettivi e di espressione dei sentimenti, l’obbligo di schermirsi quando si è lodati, l’insincerità nelle relazioni interpersonali): “NON dare carezze agli altri”; “NON rifiutare carezze indesiderate”; “NON chiedere carezze, pur avendone bisogno”; “NON accettare carezze, anche se le desideri”; “NON dare carezze a te stesso”.
Al contrario, è necessario regalare carezze agli altri, come e quanto lo si desidera; offrire carezze a se stessi; chiedere le carezze di cui si ha bisogno; accettarle quando ci sono gradite, rifiutarle quando non lo sono.



Questa prospettiva è un cammino personale di felicità.



GRAZIE ALIENO CHE GUARDI AD  UN MONDO FATTO DI SOLI UOMINI


O UOMINI SOLI


MIC



sabato 17 maggio 2008

UOMINI E SILENZIO!

CI SONO UOMINI CHE DEL SILENZIO NE HANNO FATTO UN'ARTE.
Puoi convincerti che la loro è una forza.
Barricati dietro quel muro sembrano saggi, immensamente giusti.
Ti fanno sentire come tu fossi la sintesi di un errore... perchè quell'errore sei TU,proprio TU.
Quella che ha lottato per un ideale non condiviso.
Che ha sgomittato in una vita ostile e che ha pensato vedendolo così disponibile al tuo mondo piccolo e tragico: ECCOLO!
FINALMENTE!
NON LO ASPETTAVO MA E' ARRIVATO!
IMMAGINIFICAMENTE GRANDE e io mi sento così piccolina e stupida,
una donnina dalle misure mignon, con la testolina tutta presa da un sogno infantile che sembra realizzato davanti ai propri occhi.
Eccolo, l'uomo che mi proteggerà e mi aiuterà a crescere, mi amerà, mi farà sentire la più fortunata delle donne.
e SEI PER LUI QUEL LIBRO APERTO, QUEL FIORE FRAGILE E DISTRUTTIBILE, INNANZI AL GRANDE UOMO.
LUI ti prende per mano, t'insegna ad amare... ti fa SOGNARE, CREDERE che la VITA C'E' ... dopottutto e ...poi...

IL SILENZIO!!!

Puoi convincerti che questa sia la loro forza.
Fino a che arriva ad insinuarsi un pensiero serpente... e se la loro fosse solo PAURA?
Se il loro silenzio fosse solo CODARDIA?
Se la rabbia, la frustrazione, l'inadeguatezza, il bisogno di sapere, il bisogno di spiegare, il senso sconfinato di caduta, il rimorso, il rimpianto, il dolore, lo strappo, l'incisione, le catene, la depressione, il vuoto incolmabile che si provano davanti a questo silenzio sono il sintomo che l'UOMO che ti aveva preso per mano

non aveva poi così tanta volontà di amare, condividere il suo tempo e comprendere te, piccola donna inutile?

CI SONO UOMINI CHE DEL SILENZIO NE HANNO FATTO UN'ARTE.
MA CI SONO DONNE CHE DELLA SOMMA DEI SENTIMENTI CHE PROVANO DAVANTI A QUEL SILENZIO NE HANNO FATTO LA PROPRIA MISSIONE!

Mic



martedì 16 ottobre 2007

ZAZEN "Sedere e guardare dentro se stessi"

Chiamatemi peccatore, chiamatemi santo - è solo un vostro atteggiamento - ma io sono soltanto me stesso. Ed io non mi do alcuna definizione, perché per me la realtà non è definibile ed io sono parte della realtà, così come lo siete voi.



Bhagwan Shre Rajneesh - Estasi: il liguaggio dimenticato







Sono passati duemila anni, ma noi continuiamo a fare ciò che abbiamo fatto a Gesù.

Osho, Orme sulle rive dell'ignoto








Il Buddha diceva - e lo ripeté in continuazione per quarant'anni - che si diventa qualsiasi cosa si pensa. Il pensiero determina tutto ciò che sei. Se sei finito, dipende dal tuo punto di vista: abbandona questa opinione e diventi infinito.

Osho, Yoga: la scienza dell'animIl Buddha



foto: Giardini "Karensasui" o Zen da www.zenhome.it