Sonata No 8 In C Minor Op 13 'Pathetique' -
Played by Freddy Kempf Written
by Ludwig van Beethoven

Ho avuto una visione, una visione senza tele! gente che invadeva un campo da calcio andava verso le telecamere toglieva le tele a chiudeva nelle camere tutti i calciatori e i tifosi per un anno a parlare tra se e se quindi in uno spazio molto ridotto...; i palinsesti si riassestavano sul nulla a tutte le ore, le trasmissioni di intrattenimento non trattenevano più nessuno, anzi tutti uscivano da se stessi e non ci facevano più ritorno; la prima serata era oscurata dalla seconda e la terza oscurava quella prima, e tutto era chiaro finalmente chiaro; il sabato sera era sostituito da Venerdì e Venerdì insieme a Robinson Crosuè portavano tutti in mezzo a un mare di guai e guai a loro se non ci restavano...; i conduttori venivano condotti dove potevano tenere una condotta più consona alla loro natura: diventavano cavi elettrici e finalmente capivano cosa vuol dire darsi una scossa... Le ospitate creavano emicranie tali da non riuscire a esser curate nemmeno con cachet miliardari; i casi umani di certi disumani venivano risolti da cani, cioè male e a morsi e rimorsi, (il rimorso di non aver smesso prima di fare trasmissioni bestiali); ballerine venivano imballate per poi danzare più spedite; annunciatori e annunciatrici boomerang (che erano diventati giornalisti per il vento che tirava), ritornavano annunciatori e annunciatrici; miriadi e miriadi di simpatici a se stessi che diventavano finalmente antipatici a noi stessi; "teleaspettari" che non aspettavano più e decidevano di andare a Ramengo ,a quel paese, o anche chissà dove, piuttosto che starsene con chissà chi a vedere chissà cosa per chissà quanto e chissà come; comici che ritornavano in teatro o al cinema o in radio o al citofono piuttosto che tornare in tv; giovani fan che presi da stima in se stessi smettevano d'esser presi per il catodo, leccavano meno gelati meno telefoni e meno idoli, e soprattutto, perchè essendo veri "fan", li mandavano a "fan" culò; cuochi che tornavano in cucina a lessare i marroni; concorrenti a caccia di soldi che sparavano idiozie e poi si sparavano anche tra di loro e nessuno in quel caso manifestava contro la caccia; direttori di rete che cominciavano a pensare; nessuno che si alzava più in piedi se premiavano un cretino alla carriera o una finta donna vestita da finta pantera; nessun giornale che scriveva più di chi ha fatto la storia della tv, anzi sembrava qualche critico cominciasse a togliersi dalla tv e ci raccontasse che storia è questa non quella della tv; pensatori che si accorgevano che non potevano far niente dall'interno perché la tv dentro non ha niente; sceneggiati reality e sit comedy interrotte dalla buon costume, dal buon gusto, di buon grado, dal bel tacer, dal buon padre di famiglia, dal bell'imbusto, dai Nas, dalla bella addormentata, dal buon samaritano, dal Buon Dio......
Ho avuto una visione, una visione senza tele! Sogno o bisogno?
Dipende sempre da quanto siam complici e conniventi di certi ambiti da deficenti! Da solo chi scrive di tv o fa tv non va avanti!!! Togliamo la nostra benzina, a forza di andare avanti solo a spinte si fermeranno...
Crescete e moltiplicatevi. Cresciamo e moltiplichiamoci.
Sempre vostro
Alessandro Bergonzoni
... FINALMENTE QUALCOSA D'INTELLIGENTEMENTE FOLLE!
UTOPIA... UTOPIA PURA!!
Mic
L’AQUILA— L’idea di una città nuova, tra questa gente devastata dal sisma, non passa inosservata. Berlusconi usa il termine inglese, new town, ma il messaggio che passa è quello della traduzione letterale italiana: e una nuova città qui, in queste ore, significa una nuova speranza, quasi una nuova vita. Tanto che circolano già ipotesi, anche se a dir poco premature, sul luogo: c’è chi dice Coppito, frazione vicino all’aeroporto. Ma in ogni caso perfino il sindaco Massimo Cialente, allo stremo dopo giorni ininterrotti di dolore e lavoro, perfino lui, primo cittadino del Pd, non se la sente di chiudere, di dire no, di sbattere la porta in faccia agli investimenti. Ha molte perplessità, certo, ma ripete «valuterò», dice che «è da tenere in considerazione, da capire bene».
Le parole del presidente del Consiglio annunciavano «la prima new town del Piano casa» vicino «all’Aquila vecchia». Ma poi che ne sarebbe del centro storico? Si svuoterebbe? Finirebbe per essere abbandonato? Il dibattito fa discutere architetti, urbanisti, ingegneri. E politici, ovviamente: dicono tutti no, o quasi, dai Comunisti italiani all’Udc, dai Verdi al Pd. Berlusconi ha detto poche parole, l’altra sera: la new town «può essere costruita vicino all’Aquila vecchia, un insediamento da far sorgere accanto al centro storico così da dare continuità alla realtà abitativa e alle radici del posto». L’idea, urbanisticamente parlando, «è vecchiotta— come spiega uno degli architetti più affermati di questo territorio, il settantaseienne Giuseppe Santoro — e può essere considerata purché nel rispetto della storia, che non può essere né abbattuta né sostituita».
LUGANO - Le prime stime valutano in 8-10 miliardi di euro il costo della ricostruzione e dei lavori necessari per evitare che in futuro un nuovo sisma, in un area ad alto rischio come l’Abruzzo, causi una tragedia analoga a quella che ha colpito in queste ore L’Aquila, Onna e molti altri paesi della regione. Le onde sismiche registrate anche dai sismografi rossocrociati potrebbero causare larghe crepe negli istituti bancari svizzeri; la notizia di un nuovo scudo finanziario, appare oggi sui maggiori media italiani.
L'importanza di reperire soldi per l'Abruzzo - In un momento molto delicato, sia dal punto di vista economico, sia da quello sociale, l’importanza per il governo italiano di reperire i fondi necessari al risanamento della regione travolta dal terremoto e dell’economia tricolore rappresenta senza dubbio una priorità. Il ministro Giulio Tremonti si è sempre dichiarato contrario ad uno “scudo fiscale 2” per facilitare il rientro di capitali, ciononostante l’analisi e la previsione effettuata dal portale italiano mette senza dubbio sul chi vive le piazze finanziarie elvetiche.
Un tesoretto da 50 miliardi - Secondo quanto scrive italiaoggi.it sono due le aliquote progettate negli uffici del ministero dell’economia. Rispetto al primo, e per ora unico scudo fiscale italico che aveva fissato al 2,5% il “costo del rientro”, la versione sulla quale dovranno probabilmente esprimersi i ministri italiani domani proporrà due tassi, entrambi superiori al 10% ma differenti in base all’effettivo rientro o meno dei capitali. Il tasso maggiore sarebbe riservato ai capitali che, dopo essere stati dichiarati verrebbero comunque mantenuti all’estero; eventualità non da scartare dato il rischio conseguenti al crollo del segreto bancario non sono da scartare. Nonostante le aliquote decisamente superiori rispetto a quelle della prima versione del condono, perchè pur sempre di quello si tratta, i più fiduciosi nei corridoi del governo italiano sperano in un tesoretto di circa 50 miliardi di euro. Sufficienti alla ricostruzione in Abruzzo e molto utili al sostegno all’economia e l’industria della penisola in questa fase di crisi.
(meglio chiudere altrimenti leggo tutta la notte )
clik!

Posa la penna, piega il foglio, lo infila in una busta:
Si alza, prende dal suo baule una scatola di mogano, solleva il coperchio, ci lascia cadere dentro la lettera, aperta e senza indirizzo.
Nella scatola ci sono centinaia di buste uguali.
Aperte e senza indirizzo. Ha 38 anni, Bartleboom.
Lui pensa che da qualche parte, nel mondo, incontrerà un giorno una donna che, da sempre, è la sua donna.
Ogni tanto si rammarica che il destino si ostini a farlo attendere con tanta indelicata tenacia, ma col tempo ha imparato a considerare la cosa con grande serenità.
Quasi ogni giorno, ormai da anni, prende la penna in mano e scrive.
Non ha nomi e non ha indirizzi da mettere sulle buste: ma ha una vita da raccontare. E a chi, se non a lei? Lui pensa che quando si incontreranno sarà bello posarle sul grembo una scatola di mogano piena di lettere e dirle ?
Ti aspettavo.
Lei aprirà la scatola e lentamente, quando vorrà, leggerà le lettere una ad una e risalendo un chilometrico filo di inchiostro blu si prenderà gli anni...i giorni...gli istanti...che quell'uomo, prima ancora di conoscerla, già le aveva regalato.
Recentemente ho letto che la psiche dell’uomo – per mantenersi attiva e unitaria nella sua complessità – necessita di un’adeguata ricchezza di contatti col mondo esterno attraverso gli organi sensoriali (si parla appunto di fame di stimoli, ossia fame di riconoscimenti, come di un bisogno basilare dell’individuo umano). Nel contatto tra persone la carezza rappresenta – per chi la riceve – il percepire che l’altro si è accorto di noi. Per contro, la deprivazione sensoriale (per i bambini come per gli adulti) è un deserto in cui nessuno si accorge della nostra esistenza.
Tutti sappiamo che esistono carezze fisiche e verbali: le prime, più vicine alla nostra fame primordiale, hanno un maggior impatto sullo stato dell’io Bambino. Le seconde, invece, si rivolgono alla persona in se stessa (è il caso di riconoscimenti quali “Sei un amico”, “Sei veramente in gamba”, “Ti voglio bene”, “Ti amo”).
L’aspetto singolare (e proprio per questo affascinante) è che in una situazione di vuoto quasi tutti noi preferiamo una carezza negativa a nessuna carezza, ossia siamo orientati a provocare l’ambiente che ci circonda per averne in risposta reazioni negative piuttosto che non averne affatto, poiché se è vero che l’adulto può resistere in una situazione di povertà di stimoli e di riconoscimenti, è altrettanto certo che questa resistenza impegna tutte le energie della persona.
Riuscire a vivere senza un costante rifornimento di carezze è senz’altro segno di forza e autonomia. “Ricordarsi del tempo felice” non sempre è “maggiore dolore”, come dice Dante: può anche essere la considerazione del valore della propria vita e di quanto abbiamo saputo fare, ed essere dunque nutrimento nei momenti in cui l’esperienza presente offre troppo poco al nostro bisogno di carezze.
Fame di carezze
C’è però da riflettere su come questa specie di economia delle carezze venga alimentata da alcuni comandamenti negativi sottintesi nelle abitudini della nostra società (quali la povertà di segnali affettivi e di espressione dei sentimenti, l’obbligo di schermirsi quando si è lodati, l’insincerità nelle relazioni interpersonali): “NON dare carezze agli altri”; “NON rifiutare carezze indesiderate”; “NON chiedere carezze, pur avendone bisogno”; “NON accettare carezze, anche se le desideri”; “NON dare carezze a te stesso”.
Al contrario, è necessario regalare carezze agli altri, come e quanto lo si desidera; offrire carezze a se stessi; chiedere le carezze di cui si ha bisogno; accettarle quando ci sono gradite, rifiutarle quando non lo sono.
Questa prospettiva è un cammino personale di felicità.
GRAZIE ALIENO CHE GUARDI AD UN MONDO FATTO DI SOLI UOMINI
O UOMINI SOLI
MIC