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mercoledì 20 giugno 2012

ETERNO PLENILUNIO FEMMININO


Cristopher Pew


Coreografie d'alter ego popolano l'antro configurato dalla convergenza dei poli nordici e quelli sudici.
Mantra placebo quieta l'imbroglio di vele annodate da venti che percossero vascelli fantasma, inabissando il pesante destino della memoria, ingoiata e accecata dal melmoso buio di tunnel onirico:
Intercettata,invidiata da eco(ego)goniometro ad impulsi ultrasonanti che riemergere fanno l'impudica e sadica, vibrante d'euforica eccitazione, vivace femmina tonda di lune piene.
Corpi, insieme di ventri e seni, acquitrini di ninfee e bambù erti si stagliano su per il paesaggio che fluttua in danze a ritmo sinusale ma capaci di riflettersi in quegli specchi appesi su pareti mnemoniche, allora si erge metallica e duttile la goccia di mercurio, culminata nel principio deflorante l'ampolla del desiderio catalizzatore per quell'eterno plenilunio femminino e licantropia.
Misura e disparità chi ha puntato sul rosso ha aperto le gambe, segnale per l'Adamo estraniato dalla colpa d'essere lui il baro e degli umori liquidi e caldi, pietanze servite a banchettare amplesso.
Conquistata la terra si onora il sacro scroto alla profana dipendenza  e d'onnipotenza divina. Non di maree lunari il mascolino accoglie a se il fato, scritto per lui e sottomesso, ma l'assonanza fallace risponde con la rima baciata che lambisce e circuisce inesorabile e lenta su per il sesso.
Micol










sabato 28 aprile 2012

NUDA


Andrei Belichenko


Quanti tabù imposti hanno chiuso questo corpo che precoce divenne ingombrante all'occhio giudicante degli adulti. Il seno si mostrò in fretta mio avversario, non sapevo ancora che farmene di tanta generosità che mi condannò all'attenzione e sguardi lascivi appena di maggio fui baciata dal risveglio della primavera della mia tenera fertilità.

Non so precisamente se fui consapevole del cambiamento sotto gli sguardi che probabilmente già da tempo mi osservavano, ma qualcosa avvenne perchè improvvisamente cominciai a sentire quelle carezze platoniche insistermi l'errore ed il disgusto più che il piacere.

Le donne di casa, quelle adulte, presero la responsabilità di educare questo corpo e questa testa alla scongiura che il peccato mi sfiorasse con le sue luride mani e facesse a brandelli con artigli adunchi il lavoro di anni di castità e rigore morale.
Ma la molestia a loro insaputa era riuscita ad eludere la sorveglianza e mi aveva già abitata anni prima del primo sangue, quando ancora i calzettoni di cotone bianco erano forati di un pizzo così ingenuo sotto il ginocchio sbucciato dalle cadute per gl'infantili giochi da illudere che il candore non avesse neppure una piccola macchia. 
Chi lo fece non parlerà più, mai più, portandosi via il segreto e la colpa che lo condannò.
Questo corpo assunse molte forme nel tempo e il mio ventre ingravidato diete nido e vita, questo corpo che mi guidò al parto con serenità e attestata gioia e non conobbe il dolore se non come passaggio dovuto ai figli che avrebbero succhiato dal mio seno stille liquide mia linfa per la loro cura.
Nuda. 
Il mio corpo ha vissuto come un partigiano che non sapeva che la guerra fosse finita. Nonostante le conquistate libertà femminili vissi gli strascichi di un'epoca ambigua dove sacro e profano lottavano in parità tra le cosce aperte di minorenni che volevano liberarsi della tanto idolatrata verginità.
Quanto bigottismo malsano invece serpeggiava fra le pareti di una casa di amore falso, dove tutto allora appariva così giusto e benedetto dal Cielo. Persino le lenzuola erano di rigoroso lino bianco inamidato a richiamare sempre purezza e castità anche dopo che quelle donne avevano indossato abiti da sposa rigorosamente bianchi che più bianco non si può.
Il mantra obbligato dal coro di voci avrebbe voluto il potere dell'incantatore di serpenti:
Siediti composta, broccia conserte sopra il seno (a nasconderlo) non accavallare le gambe, dritta la schiena, sguardo basso e taci... donna devi imparare a tacere se vorrai un uomo da sposare.
Donne che non hanno conosciuto l'audacia nè la passione, sterili nell'affetto... ed io ho perduto non riuscendo a liberarmi delle loro litanie, dei vestiti chiusi perchè la gola s'infiamma e non ho forse mai compreso il doppio senso di quella frase, il lapsus freudiano di quelle donne morbose.
Nuda è vergogna.
Io sarei voluta apparire a quegli occhi di donne stanche e frustrate, dalla sessualità problematica, dalla fobia di uomini in carne ed ossa che sbavavano carne come cani rabbiosi.
Ho forse bisogno di andare in analisi per comprendere la mia pudica necessità ancora oggi in quest'età oramai detta matura, di nascondere il mio corpo... di donarlo solo in presenza di perduto amore?
... e quanto miracoloso è il significato per me d'amor platonico che non chiede di denudare il mio corpo ma solo la mia anima?
Nuda: il mio corpo mi ha chiamato tante volte e troppe volte ho fatto finta di non sentirlo, vinta da complessi e paure di non essere all'altezza, di non avere il corpo statuario, una bellezza ardita.
Svestita mi sono sentita nuda, nuda della sicurezza che ti danno i vestiti che nascondono difetti e imbarazzi, ho ancora oggi una timidezza adolescenziale, chiudo sempre gli occhi quando vengo baciata, trattengo sempre il respiro quando il mio seno viene accarezzato.



painting: Andrei Belichenko



venerdì 23 marzo 2012

M'INVADO D'ALIAS SOTTO PERITI CLONI


Eric withe
Concordo con chiunque pensi che sono una persona imprendibile. Il mio spirito è più libero di quanto io stessa voglia convincermi, non sarei qui ora dopo ore spese ad immergermi nell'arte e a cercare di comprendere il messaggio di ogni artista sia capitato sotto la mia attenzione nella passeggiata virtuale in gallerie surreali e impressioniste di questo pomeriggio trascorso senza che mi accorgessi del tempo che intanto ha modellato un altra impercettibile (per ora) modifica al mio organismo.
Gli artisti che più ricerco sono quelli più indecifrabili nel loro attribuire visione di comodo del proprio istinto psicosomatizzato su tele, pareti, pavimenti ... qualsiasi superficie dove svuotare barattoli di colore astrattamente alla propria sofferenza.
Chi non soffre non è artista. Chi ha avuto un trauma si affaccia alla finestra che da al cortile interno del proprio inferno e attende che la vittima sia a disposizione per ucciderla e ucciderla ogni volta che si presenta con il proprio carico di significato doloroso, con l'immagine del torto e del danno.
Così si apre una sintonia con un mondo metafisico, fatto di consecutivi e vibratori stati REM e quotazioni in borsa sulla pena da trasformare in titoli ed azioni.
Così alle loro mostre il pubblico s'inchina davanti al talento quasi mai al dolore che questi artisti esprimono.
Così puoi trovarti a fissare l'opera di un grande autore che ha subito violenze ed abusi nell'infanzia e domandare com'è che è rituale per lui dipingere degli animaletti sgozzati oppure il degrado e la malattia nelle foschie e ambientazioni cupe del verde rame, di chi ritrae donne senza cappelli nè sopracciglia emaciate con seni vuoti... domandati dov'è la sterilità e l'aborto in quelle figure.
L'artista è il miglior psicanalista di se stesso. L'arte e la raffigurazione o forse la trasfigurazione del proprio "alias" lo conduce in percorsi sempre più intersificati che esultano di libertà, d'orgoglio, di passione, di elogio e mai di superego o forse si, dove la carne si libera dal senso del possesso di se stesso e si diventa non-materia ma eterea sostanza di bellezza e cospirazione.
Persi nella frammentazione del proprio Io in "n" infinito d'Alias perchè così potrà rimanere immortale colui che ha inciso la pietra e meno quello che ha coltivato la terra.
Perchè chi forgia il tempo in favore del chiasmo e dell'iperbato ha il pennello indenne dall'ossido e la ruggine.
Mi chiedo ora cos'ho in comune con questa gente, loro persone di successo, che con l'immagine vincono, colpiscono e sono lontani da me, sono nomi scritti già nel firmamento, stelle d'impareggiabile proporzione e fama. 
Sono come una bambina davanti ad una vetrina di dolciumi m'invado d'alias sotto periti cloni.

Nicoletta Ceccoli 





lunedì 27 febbraio 2012

UNDER CONSTRUCTION

Sono in costruzione. 
Progettista maldestra provo ad edificare plastici d'irrealtà sopra rimpianti e delusioni, fallimenti e demolizioni.
Macerie. 
Arresa sono caduta in mezzo alla polvere soffiata d' Achille semidio glorioso e vendicatore. 
Le braccia molli cadono sui dorsi di mani aperte verso un cielo livido dal colpo subito sui detriti e cocci di mattoni rossi erosi e si compiace il vento a spettinare la storia da cui sfogliare carta ecologica dove ho scritto che tu non ci sei e se tu non ci sei non c'è posto per nessun altro nella costruzione di una frazione d'ora e renderla importante e imponente, come quando volteggiando disegnavo con le mie braccia ad arco il tempo flessibile alla complicità e mi facevo cupola e molo perchè attraccassi.
Lo senti questo pianoforte? E' colonna sonora premio Oscar per la miglior interpretazione. 
Non fare il modesto un pò Maestro e un pò attore lo sei stato e ancora lo sarai in questo viaggio di miserie e lentezze dove ci vuole coraggio; per costruire insieme ci vuole coraggio.
Quella tranquillità domestica, addomesticata dalla voce dei padri, ho venduto per trenta denari da spendere al botteghino di un cinema d'essai,  mansueta mi vedeva l'occhio ma quel che c'era dentro ribolliva in attesa che l'avventura venisse a bussare alla mia porta, attendendoti e bramandoti prima ancora che ti rivelassi e mi chiedo ancora oggi qual'è stato il preciso istante in cui il machete ha colpito la canna e il gas ha cominciato ad invadere l'aria dal basso.
Ricostruire non è per niente facile. Non che non sappia da dove cominciare, ma sono troppo profonde le ferite, le mie carni: un tatuaggio di date. 
Torre o prigione: le mie memorie sottotitolate per chi non ode e non parla nonostante io ami la sua lingua muta e il desiderio acuisce il dolore per il distacco dagli oggetti smarriti e in mezzo ad essi quel sentimento legato ad una fune tesa sopra alla mia testa; spada di Damocle e della tua ira funesta.





sabato 11 febbraio 2012

COSI' DECIDO DI SCRIVERE




Sono giorni che ruoto intorno a questa pagina, ho tolto l'ultimo granello di polvere, ma poi era la luce che disturbava sul foglio. 
Ho ripreso l'idea di entrare e scrivere ma poi era la musica in sottofondo che distrubava la concentrazione. 
Ritornavo persuasa e con un' incipit vincente: questa volta avrei messo su un bel pezzo ma mi accorgevo che l'orologio segnava che s'era fatto tardi e avrei sicuramente trovato modo l'indomani più fresca ed energica la strada per versarmi sul mio nuovo affascinante diario virtuale.
Invece no!
La verità è che sto prendendo tempo, perchè qualcosa è accaduto e non è l'eccezionale ondata di maltempo che ci ha investito. 
E' un lutto, una perdita che non riesco ad elaborare e non ho nessuna intenzione di farlo.
Non provo alcuno stimolo per avviarmi ad una riabilitazione, la realtà è troppo scomoda e non mi nascondo che fuggo da essa cercando rifugio e consolazione in quel piano superiore di una coscienza al limite della razionalità benchè, se pur anche questa realtà parallela non ha nessuna via d'uscita dal dolore.
Una protesi a spirale è l'organo meccanico che un potere alienante ha innestato tra la mente e un punto imprecisato del quale non si ha verifica sulla veridicità, ma l'umanità da sempre ne osserva il beneficio del dubbio asserendone l'esistenza su un punto incorporeo chiamato Anima.
Ora non so se il mio sguardo sia caduto sul posacenere romboidale color ambra per puro caso o sia invece la protesi che si è attivata come di solito del tutto autonomamente creando degli scoordinamenti comprensibilmente innaturali alla postura, ai gesti, così alle espressioni del mio volto, stringendo il campo visivo e dilatando visioni improvvise, inoculando ora voci , ora volto amato, e mischiando talvolta come un baro sadico i ricordi come fossero carte al tavolo verde distribuendo e lasciando al caso l'idea che io sia un burattino nelle mani di un improbabile ingegnere del male o più probabilmente un sarcastico manovratore del culto della fede che ho sposato e legatami al palo invocando un'esecuzione che non arriva.
Questa sua strategia m'impone a tratti un'apatia oltre misura concepibile e falli d'attenzione su quello che sono i miei compiti da farsi sul momento e forse scrivo ma non so se lo scrivente è ciò che chi leggerà penserà che sia oppure un'intrusione fenomenale data la mia modesta ma sofisticata follia del genio incompreso.





lunedì 30 gennaio 2012

LE COSE CHE NON HAI FATTO - B. FERRERO

 fotografia proprietà e pubblicazione tratta da:


Ricordi il giorno che presi a prestito la tua macchina nuova e l'ammaccai? 

Credevo che mi avresti uccisa, ma tu non l'hai fatto.

E ricordi quella volta che ti trascinai alla spiaggia, e tu dicevi che sarebbe piovuto, e piovve?

Credevo che avresti esclamato: "Te l'avevo detto!". Ma tu non l'hai fatto.

Ricordi quella volta che civettavo con tutti per farti ingelosire, e ti eri ingelosito?

Credevo che mi avresti lasciata, ma tu non l'hai fatto.

Ricordi quella volta che rovesciai la torta di fragole sul tappetino della tua macchina?

Credevo che mi avresti picchiata, ma tu non l'hai fatto.

E ricordi quella volta che dimenticai di dirti che la festa era in abito da sera e ti presentasti in jeans?

Credevo che mi avresti mollata, ma tu non l'hai fatto.

Sì, ci sono tante cose che non hai fatto.

Ma avevi pazienza con me, e mi amavi, e mi proteggevi.

C'erano tante cose che volevo farmi perdonare quando tu saresti tornato dal Vietnam. Ma tu non l'hai fatto.

Ma tu non sei tornato.



Una regola d'oro: passeremo nel mondo una sola volta. Tutto il bene, dunque, che possiamo fare o la gentilezza che possiamo manifestare a qualunque essere umano, facciamoli subito.

Non rimandiamolo a più tardi, né trascuriamolo, poiché non passeremo nel mondo due volte.

BRUNO FERRERO






from:micoldanielsforever.iobloggo.com  25/01/2012  08.40 AM

AVVISO

AVVISO AI NAVIGANTI DI QUESTA LANDA SPERDUTA


EUREKA finalmente sono riuscita a ricavare il file XML del blog ho immediatamente acquisito ed importato ed eseguito il redirect.
Ora noto che molti post sono doppi se non tripli.
Non capisco il meccanismo che ha innescato questo sistema, cmq per ora non ho tempo ed energia per affrontare il riordino.
Abbiate dunque pazienza degli scatoloni impilati appena possibile tutto si sistemerà.


Un abbraccio affettuoso a chi continua a seguirmi con amicizia.
Mic


from micoldanielsforever.iobloggo.com 20.01.2012 19.32



QUANDO "RI" PROVARE STERZA LA DIREZIONE

     

QUANDO "RI" PROVARE STERZA LA DIREZIONE
Ferma sul titolo come ad un incrocio osservo la precedenza, mi oriento sulla direzione. Sono abbastanza abile in ciò che è pratico, guido con risolutezza e attenzione, ma qui la posta è un'altra.

Un gioco di luci, una concentrazione sull'esposizione. Non mi occorre molto se il motore è in buone condizioni. Sono i dossi e le curve ad imporre forza d'attrazione a richiedere di piegarsi e fuggire in accelerata sul rettilineo, di sotto il passo la strada si srotola creandosi dal nulla, inventandosi ed inerpicandosi. Non sempre è qualcosa di cercato, voluto, organizzato.

L'irrequietezza e l'attesa sono il peso compresso nel bagagliaio e poi tutto un impacchettarsi d'altro per cui non c'è molto spazio che di nulla mi disfo e il moto perpetuo della propulsione spinge, qualche volta segnala l'avaria un sonoro rosso_led nostalgia. 
Quale orizzonte introspettivo catalizza in parallele prospettiche l'occhio della mia anima? E' commovente quel destino lontano che fedele incalza l'inseguimento, è di una bellezza impareggiabile così il navigatore insiste sulla strada da percorrere davanti a me ma l'occhio senza tregua è posizionato sullo specchietto laterale ed è inutile ogni tentativo di persuasione senza remore freno la corsa sull'ignoto che vorrebbe conquistarmi voglio riprovare a sentirmi addosso quell'angolo di mondo, un destino di distanze che imbatte sul belvedere l'incontro di due ventri.
Micol

Il contributo fotografico è stato tratto da: www.partireper.it/2009/07/13/foto-contest-di-viaggio/
   



from micoldaniels.ioblogg.com 11/01/12  09.43 A.M.

lunedì 12 dicembre 2011

QUELLA BIRBA DI MICOLDANIELS


 





A TUTTI VOI AMICI MIEI CHE ADORO PROFONDAMENTE!




ma... ma... mi seguirete anche quando le lucine verdi di questo luogo si spegneranno?
Non mi lascerete sola vero? Io sono piccola oltre che birba e fragile oltre che monellina, ma ho paura del buio e voi siete la mia luce!



Lve & Peace



VOSTRA FOREVER
Mic






 

venerdì 2 dicembre 2011

SENZA IMMAGINAZIONE


... E RINNEGANDO LA NATURA D'ESSER SOGNATORI



NON FAREMO CHE PRIVARE DELLA SOLERZIA DELL'ARTISTA



QUELL'OPERA CHE E' IL SENSO DEL NOSTRO ESISTERE.



mICol 

 






 

mercoledì 30 novembre 2011

PER ME E' IMPORTANTE





Non è vero che le stagioni non sono più le stesse di un tempo
E' il nitido ricordo di un novembre
quattro anni fa
l'ultimo giorno nel calendario
era tepore e mattino
il trenta
Adesso sul display scivola la traccia
impressa sulla scheda telefonica
l'ultima chiamata, ancora scolpito il periodo di conversazione
senza dote quella terra sconosciuta
che striscerà serpentino rimpianto
.
minuti
.
attimi
sensazioni
l'inchiostro nero s'allargava invadendo il mio campo visivo
dovevo ascoltare più attentamente la voce,
non la mia
un sortilegio malvagio strizzava il mio cuore
.
arco di ciglio sul sorriso in tensione
muscoli tesi, fiato irregolare
niente di definito
foglia d'autunno altrove cadeva
non lasciava speranze
.
ed il sole dai vetri chiusi entrando sherniva la scena
perchè dall'alto poteva vedere il seguito di quella pellicola
danneggiarsi sotto i suoi occhi

e ridere dopo aver chiesto la testa
del regista maldestro coprire la disperazione
col senno del dopo
con quelle stesse mani
con cui pensò ad un finale terapeutico

.
.
vorrei riscrivere la storia
vorrei riavvolgere il nastro
vorrei cancellare le incomprensioni
le distanze
le attese
le rinunce
...
vorrei bucare la nebbia che ci vieta di guardarci
pensaci
è inconsistente, penetrabile, volatile
non è reale
... noi lo siamo...
per me è importante.

D*



 

venerdì 25 novembre 2011

AMA CHI TI VUOLE BENE!





Regala il sole a un davanzale 

da dove tutto sembra uguale 

regale il peggio che hai da dare 

giusto per ricominciare 

e fai quel gesto che sono 

anni che ti prometti di fare 

e vendi l'anima una volta 

che forse non c'è niente di male 


Dovremo conquistare 

nuovi punti di apertura 

si tratta solo di tornare 

indietro un po' alla volta 

e riconsiderare quanto 

è stata la distanza 

che tra i miei baci e le tue mani 

ha chiuso quella porta 

Continuo a camminare 

non sapendo dove andare 

si tratterebbe solo 

di aiutarci in questo mare 

ama chi ti vuole bene!! 





 

mercoledì 23 novembre 2011

FUOCO SOPRA LA RICORRENZA - 23 NOVEMBRE







Questo Social splinderiano non lo sa ma io sono una donna caparbia e munita di una pazienza infinita e se ci mette mezz'ora a farmi entrare io attenderò una mezz'ora più una ma alla fine entrerò.



Mi sono chiesta se era il caso scrivere oggi questo post che si aprirà davanti a chi leggerà per tanti motivi ma uno per tutti perchè oggi è il 22 novembre una di quelle date interiori che ho profondamente radicate in me, vigilia di un evento speciale che da qualche giorno celebro intimamente con tutto l'affetto possibile, momento nel quale mi preparo con piccoli riti propriziatori per chi donare il mio dono astratto e il pensiero si è fatto lieve, così la commozione nel recuperare ricordi, parole, momenti perchè non c'è dolcezza più grande della celebrazione di un natale anche se in un percorso di perdita.



Così ho vissuto questi ultimi giorni, questo pensiero è l'unico che mi ha distolto da una realtà pesante, impegnativa, responsabile, fatta di orari, di incovenienti, di corse al minuto e ritardi di quarti d'ora.



Molte volte ho lasciato sfogare la mia triste nostalgia, i miei umori non proprio ottimistici al pianto... in solitudine, quando tutti dormono, al buio con un bicchiere di vino e una sigaretta.



Così dicevo tra me: "lascia defluire il dolore e la frustrazione, fa che sia come l'acqua che scorre a pelo di una corrente... andrà via anche oggi, ti sentirai meglio, ti sentirai più libera!"



Ovviamente all'indomani tutto si ripresenterà perchè questo è il ciclo in cui sono imbrigliata, conosco ogni particolare della mia giornata senza alcuna novità, scossone emotivo, piacere invasivo d'anima e corpo.



Conosco ogni passo e quando dico di conoscerlo è perchè ho sempre le stesse scarpe, anche quelle non cambiano se non per ovvi motivi stagionali, per cui so della pressione che il tacco farà sull'asfalto sotto il peso del mio corpo, so come metterò il piede per sollevarmi sul marciapiede, quanti passi occorrono per arrivare nei soliti luoghi, quante scale e di quanti gradini sono fatte.



Poi un giorno di questi ultimi trascorsi ricordo d'essermi seduta e aver pensato: "Che strano scherzo mi ha fatto il destino? Mi ha fatto credere di poter accedere alle mille possibilità e non me ne ha data che una, dove sono finite le altre novecentonovantanove?" - "Che idea assurda se penso di proiettarmi nel futuro ho la certezza che sarò esattamente in questa stessa posizione, con lo stesso sguardo perduto nel vuoto e la sensazione d'esser viva solo per il dolore che mi porto dentro, sento solo quel dolore... è tutto ciò che provo. Un dolore che non uccide ma paradossalmente ha ucciso la mia vitalità, il mio orgoglio, la mia sete di sapori, di creatività!"

Qualche notte fa ho ripreso in mano delle cose che scrivevo nemmeno tanto tempo addietro,  anche se oggi mi sembra d'averle vissute un'altra me tanto mi sembra assurdo ciò che avvenne poi, ma quelle parole mi cullavano come una corrispondenza dettata da due cuori a tratti all'unisono.



Ricordo che mi fu detto che scrivevo tanto, bastava darmi un là e io andavo spedita con la mia scrittura. Mi fu chiesto perchè non pensassi seriamente a fare la scrittrice. Oggi mi domando cosa significa per me divenire una  scrittrice.



Non certo pubblicherei  un libro nel senso fisico del termine, il libro è stato pubblicato, forse più d'uno. Un'autobiografia, un'istantanea introspettica che ha sottolineato il carattere accondiscendente contro le avversità, amabile, spontaneo, dotata di spirito di sacrificio e non so che dire di me oltre quello che non ho già scritto.



Questa sera parecchio tempo dopo essere uscita dall'ufficio mi trovavo questa volta ad uscire   dallo studio del mio medico non soltanto con le prescrizioni terapeutiche ma soprattutto con la dimostrazione che il serbatoio quale io sono del mio dolore ha mostrato le sue falle, non ce la fa più a contenere tutto. Il mio corpo ha urlato quello che i miei sorrisi non dicono, quello che il mio modo affabile e generoso non mostra. 



Non è stato un insetto a pungermi sopra l'arcata sopracigliare, mi è stato diagnosticato il cosidetto "fuoco di sant'Antonio".



Stavo in ufficio e sentivo le ghiandole linfatiche del collo ingrossarsi, le mie ossa erano doloranti, sentivo la febbre e la stanchezza nel sorreggere lo sguardo, ma non ho avuto preoccupazione, ansia o che, sentivo il movimento interno che il mio organismo faceva per combattere e difendersi, ho un gran bell'esercito.



Le mie difese immunitarie si sono abbassate a causa del forte stress psico.fisico che da mesi, da anni sono sottoposta.



Ok sono qui che devo fare? Finalmente il mio corpo ha urlato, finalmente ha dato voce al dolore che mi inocula il silenzio, mi danno le assenze, l'amore mancato, sospeso, spezzato.



Finalmente è qui visibile, posso dare forma e sembianza al volto appartenente al mio dolore la tumefazione si è allargata e la sua conformità assomiglia ad un vulcano in miniatura con la sua bocca che esercita l'eruzione rossastra e molle.



Il medico è preoccupato per l'occhio che non venga interessata la cornea. 



Sinceramente non me ne frega nulla! Desidero intensamente soltanto che mi venga offerta la cura per questo dolore che ho dentro o brucerà tutto il mio corpo.

Che una mano accarezzi i miei pensieri e mi faccia sentire la consistenza della gioia.




Nella notte chiederò in prestito ad un Angelo soprano la voce per un canto rivolto al Cielo novembrino e perchè si propaghi in trilli e suoni nel buio oltre i confini dell'etere, voglio che in questa notte ogni bene raggiunga a lambire ogni fronda, stelo, petalo, fiume, monte, mare e città e voglio ali per la mia voce perchè possa con la tenerezza e la purezza sciogliere ogni distanza e orgoglio e da soffici nuvole desidero che una pioggia che sappia di primavera scenda leggera a riempire bocche aperte in sorrisi di stupore e per ogni goccia un augurio che festeggerò dentro il mio cuore.

Mic per sempre! 


 

mercoledì 16 novembre 2011

LABBRO D'ALA D'ANIMA IN FRONTE


Per me non vale il detto che un posto vale un altro.



Vorrei, lo dico sinceramente, essere diversa... essere come gli altri, sempre distaccati da tutto. 



La gente non si affeziona a nulla... la gente da un altro metro di proporzione alle cose, agli eventi alle persone stesse con cui hanno rapporti.



Non riesco neppure a confessarlo per la paura di sentirmi ridicola, ma questa storia di dover perdere questo luogo, benchè sia virtuale, benchè la mia parte razionale mi voglia convincere che sto dando un peso eccessivo a questa chiusura della piattaforma... 



Io non sono legata a splinder in generale... è ovvio!



Io sono legata al mio angolo, alla mia stanzetta che ho cercato di curare, per il quale ho imparato delle cose io che non sapevo neppure muovermi con il mouse... Le mie foto, i miei template... e poi i miei affetti che qui hanno lasciato la loro orma... le impronte digitali, un respiro, un pensiero, un sorriso, un bacio.




Io non ce la faccio... soffro moralmente e fisicamente.



Sarà che è tutta una conseguenza di accadimenti in questo periodo, una serie di sconvolgimenti che ho bisogno di un punto fermo.



Di un raccordo di strade che puntino ad un centro.



Questo E' il mio centro.



Non è banale.



Qui mi sono analizzata, mi sono sfogata, qui ci sono le mie speranze e non so spiegarlo ma non serve "traslocare" per rendere inocuo il mio dolore.



E' spezzare qualcosa che ha la sua importanza.



Non mi piacciono gli altri luoghi.



Io voglio tutte le mie cosette al loro posto e mai più lo potranno essere.



Ho bisogno delle mie piccole sicurezze, ignare per gli occhi di chi non capirebbe, che mi diano un labile senso di equilibrio.



Mi si spezza il cuore.



Vi potrò apparire patetica... lo sono? Mi sembra di vedervi fingere un lungo e fisso sguardo su un punto impreciso del paviemento per non guardarmi in faccia, per non dirmi quello che vi passa per la mente su di me.



ma pensate: non ci sto dormendo la notte!
Come sempre da quando ero piccola le cose per me NON DOVREBBERO FINIRE MAI!
Quelle situazioni che in fondo sai che ti daranno quel tepore di braccia accoglienti, fosse anche illusorio... ma ricevere il sollievo dalle preoccupazioni e tutto il resto.



C'è un genere  di perdita che mi distrugge.
Ma è difficile spiegarlo, in fondo chi capirebbe?



Questo blog è il mio alter ego, vederlo un giorno scomparire sarà come morire per metà.
Camminerà una metà di me, si laverà, si vestirà, andrà a fr la spesa... una metà di me.



Immaginatevi una persona a metà... sa di macabro?



Non avete la fantasia che ho io... metà gallina che va per l'aia vi fa sorridere? è un esempio migliore?



Ok! allora sarò mezza gallina a stare su una zampa e cercare di tentare un equilibrio con quella sorta d' ala che il Buon Signore ha dato per uno scherzo: Ti do un'ala sola perchè con due potresti addirittura volare.



E' passato del tempo da quando avevo due ali.



Ora sono solo uno scherzo del destino.



... e chissà quanto se la riderà... lui ... lo scherzo a vedermi ridotta così!



Ora non riesco a controllare la mia follia, non riesco a superare con il ragionamento le mancanze, il silenzio con questo ulteriore cambiamento.
Ho paura... tanta paura... per un blog mi chiedereste voi? Tutto questo per un diario virtuale?



Non è un blog, vi rispondo io... questa è Anima ... avete avuto modo di leggerla e non vi siete accorti d'esserle stati tanto vicini, vi si è offerta, vi ha bagnato con le sue lacrime, vi ha illuminato con il suo sorriso, scaldato con il suo amore... e non vi siete resi conto d'aver accostato la vostra fronte alle labbra di un' Anima. IO!





LA SOFFERENZA APPARTIENE A CHI
ELETTO SI TROVA DIFFRONTE LA PROVA
DEL VARCARE LA SOGLIA EMPATICA
SENZA ALTRE ARMI CHE IL PROPRIO
DESTINO INVISIBILE
UNA FORZA CHE ACCORCIA DISTANZE
CURA FERITE
E POSSIEDE LA CONOSCENZA
DELL'INTRINSECO SIGNIFICATO
SCATURITO DALLA COMPASSIONE E IL PERDONO. 

MICOL



martedì 15 novembre 2011

Fuori di qui


Amici miei giuro che il cuore mi si stringe a lasciare questo diario virtuale che mi ha accompagnata per tanti anni.


Quasi 6.
Non mi dilungo nel discorso per mancanza di tempo e anche d'energia.
Un pò le parole si spengono, o si è entusiasti dei cambiamenti oppure ci si sente un senso d'impotenza, come in questo caso.

Ho fatto un giro di ricognizione su varie piattaforme.
Questa mi è sembrata abbastanza in sintonia con le mie corde.
L'indirizzo è:

http://micolforever.blogspot.com


il blog di micol poesie è trasferito a mò d'archivio, in un template dinamico che a me piace molto, si possono fare diverse scelte di visualizzazione, scorrendo il mause sulla barra superiore in alto a sinistra.

tatuaggimonocromatici.bogspot.com

Ora non ho tempo di curare i particolari perciò se entrerete

troverete ancora gli operai nell'appartamento...  sto solo facendo delle prove, nulla di definitivo.

Comunque io starò qui fino a che la barca affonda... fino a quando la porta mi verrà sbattuta in faccia.
Questo al momento è il luogo che continua a rimanere ufficialmente il posto dove mi troverete.

A dopo

p.s. se date uno sguardo "di là" ho attivato anche i commenti anonimi, così mi potete lasciare un parere o un consiglio... ora devo scappare.

Baci

mercoledì 9 novembre 2011

FAI CIAO CIAO A PAPA'!





 



No mammotta mia non me lo posso ricordare, però sono sicura che in quel mentre che papà ci teneva in posa per immortalare quell'attimo tu l'hai detto, perchè nel tempo a venire te lo sentii dire ai miei bambini in quel gesto di guidare il braccino alzato a mimare il saluto: "Fai ciao ciao!"
La mia mamma! potrei stare ore a parlare di te e di noi e non basterebbe una vita per quanto ci sarebbe da dire e sorridere e purtroppo anche piangere, distacchi e rinunce, riabbracci e... tutto il resto.
Chissà se e quando penserai a me ti farai delle domande. Questa figlia che s'è fatta così silnziosa a cui hai visto spegnersi l'allegria, questa figlia che è diventata grande ma che ancora rimproveri perchè lo so che per una madre i figli in fondo non crescono mai.
La tua voce alta e piena di contentezza forse è la cosa tua che amo di più. 
Le mattine dei giorni di festa svegliarmi ancora come da ragazza, con te che al piano di sotto intoni una delle tue canzoni napoletane preferite:

"Tu che nun chiagne e chiagnere me faie,


tu, stanotte addò staie? Voglio a te! Voglio a te!

Chist' uocchie te vonno
n' ata vota vedè! 

oppure  Rose rosse per te e quante altre con mio padre che giù dalla cantina o nel cortile ti fa da controcanto fischiettando il motivo che tu fai vibrare nell'aria di volta in volta.


Amo quell'accordo, l'ho sempre amato e forse anche un pò invidiato, quell'esempio semplice anche nel sacrificio costante che avete dimostrato sempre uniti tu e papà, ed è quello che ho sempre cercato ma con poca fortuna.
Se sono stati commessi degli errori sono stati perdonati perchè l'Amore vince su tutto e io, e noi tutti, ti amiamo tantissimo.

BUON COMPLEANNO MAMMOTTA MIA
e non fare la furbina dire che non ricordi più quanti anni compi oggi
ma meno di trenta sicuramente io ti vedo ancora come allora nella foto.

TI AMO
TI STRITOLO DI ABBRACCI


MAMMA QUANTO TI PIACE CANTARE QUESTA?
PER TE!


 










sabato 5 novembre 2011

LACRIME DI FANGO







L'immagine del Grande Faber unisce due grandi realtà italiane, la Liguria e la Sardegna.
Lui genovese nato nel quartiere di Pegli con una ricca storia d'esperienze e sensibilità raccontata nei testi delle sue canzoni, un uomo di mare non poteva che scegliere di stabilirsi in un'isola nell'incantevole tenuta di Agnata verso Tempo Pausania.
De Andrè è l'immagine significante di un appello che circola da oggi su Twitter e Facebook. E' stato creato un gruppo per la raccolta di adesioni ed aiuti per le zone colpite tragicamente dalle alluvioni di questi giorni in Liguria e in particolarmodo a Genova.

http://www.facebook.com/fangosullemagliette




Mi piacerebbe con la divulgazione di quest'indirizzo contribuire con un'infinitesima parte ad aiutare una popolazione sconvolta che ha perso tutto e chi con il lutto nel cuore ha perso una famiglia. bambini che hanno provato il terrore e la peggior morte soffocate da un fango liquido portato dalla furia delle acque d'esondazione dei fiumi Fereggiano e Bisagno dopo ore di nubifragio, il mostro li ha imprigionati là dove credevano d'aver trovato rifugio, creature strappate dalle mani di una madre che credeva di proteggerle  tenendole strette a se, invece una furia devastatrice ha strappato portandosi via il loro respiro.

Come si può morire nel 2011 per un'alluvione per altro annunciata e allertata dai centri Meteo per giorni, morire in quelle strade così famigliari, che sono per chi ci vive vie abitudinarie, luoghi delle proprie residenze. dove sta casa quale tragedia scoprire che nulla è più sicuro.

Ritorna la memoria al terremoto all'Aquila, ricordo i racconti su quella casa dello studente che per giorni emetteva il suo intimo codice morse di morte, per giorni prima di quella terribile scossa del 6 aprile del 2009 alle 3.32 ha dato ragione a quei ragazzi che avevano capito, avevano denunciato, a quelli che avevano pressato per un controllo diagnostico dell'edificio che li aveva rassicurati. Loro in quelle stanze, nei loro piccoli mondi con i pochi arredi pieni delle loro storie personali, quei ragazzi non ascoltati cheper alcuni di loro la vita si è fermata a quella terribile mezz'ora dopo le 3 colti nei propri sogni di futuro.



Mi riallaccio alla tragedia ligure di ieri. L'allerta meteo non è cessata, si allarga al Piemonte e altre regioni anche se pur a zone e parte della Sardegna. 
Qui piove oramai da ore, dopo giorni di vento di levante, fortissimo e caldo umido un temporale con grandinata l'ha fermato. dopo di che la pioggia.


Le strade sono deserte, forse ciò che è accaduto ai nostri connazionali un pò ci mette apprensione.
Le strade si allagano facilmente e non drenano bene. I manti stradali idrorepellenti fanno scivolare l'acqua verso le cunette, gli apparati di scolo... non abbiamo fiumi importanti nelle vicinanze ma dei torrentelli, uno è stato circa vent'anni fa praticamente sotterrato per tirar su delle villette a schiera da una cooperativa edilizia.
Io mi ricordo quel fiume, il ponte. Lo attraversavo da ragazzina per arrivare a casa di mia nonna. Quando pioveva s'ingrossava non arrivava mai a livelli massimi, ma oggi che il cemento avrebbe voluto cancellare, ci sono storie che parlano di garage e scantinati allagati proprio in quelle villette a schiera costruite sul letto di quel fiume.



Poi non dimentichiamo l'alluvione che nel dicembre del 2008 a Capoterra si portò via case intere. Un fiume improvvisamente si riappropriò del suo naturale corso.


 


Lo Stato in tutti i casi ha sempre e solo fatto promesse, non ha nemmeno dato le giuste competenze e adeguato gli Enti e Servizi per la risistemazione e bonifica dei territori colpiti.


Pochi giorni fa un appello proprio da Capoterra, proprio da quella gente che è già stata colpita in previsioni di queste precipitazioni, chiedevano la pulizia dei fiumi e canali dove da tempo non si sono fatte più manutenzioni.


Accadeva questo quando i nostri nonni o i nostri padri avevano un patto con la natura?


Io ti lavoro, ti tengo sana e tersa e tu mi restituirai in cambio il frutto del mio lavoro, il pascolo per il mio bestiame, la legna per riscaldarmi, l'acqua piovana per le mie bestie e per i miei raccolti...


Sicuro che il rispetto dell'uomo verso la natura è mancato quando l'uomo ha sentito d'essere l'onnipotente ingegnere del cemento armato. 


La speculazione edilizia. L'impatto sulla natura di urbanizzazioni selvagge. La presunzione delle classi dirigenziali e dei vertici politici sul concedere autorizzazioni imprenditoriali eludendo analisi ed indagini geofisiche e geotecniche su quei specifici territori stanno facendo collassando l'italia.


Frane, smottamenti, la vulnerabilità delle città sotto le alluvioni, e se di certo un terremoto non può essere la causa di quanto detto sopra è vero che la concausa della distruzione avviene quando in un territorio soprattutto se geologicamente è sismico che almeno siano monitorati le abitazioni dei centri abitati, che vengano costruite con i criteri antisismici e non quelle quattro boiate su sistemi pneumatici antisismici che sono pure orribili da vedere, che quelle fanno un'impatto indecoroso sulla natura solo perchè il politico di turno (non voglio fare nomi e polemiche tanto chi mi frequenta sa già come la penso e quindi lascio... anzi passo) doveva dimostrare che "qualcosa per la ricostruzione" in una di quelle che fu tra le più belle Città storiche dell'italia, L'Aquila è stata fatta.



E' una spina nel fianco personale, la mia, per l'Aquila. Perchè il mio sogno era di andarla a visitare un giorno, mi aveva particolarmente colpito la storia che fosse il Centro di quel misterioso storico ed ideologico pensiero che avesse ospitato il Santo Graal.



Una storia che non è andata sicuramente perduta, ma che le mura possono testimoniare di essere state violentate prima dall'evento sismico e poi dalla mano di quell'uomo indifferente al patrimonio culturale e storico che essa si chiude in quel cuore grande di città ferita, non solo una mano speculatrice e capace solo di dare un'immagine di quella che fu una meravigliosa città di mura orgogliose, in quelle mura vedo solo l'immagine di un uomo decadente e spero che il buon Dio abbia misericordia delle sue miserie umane e di tutti i morti che si porta in quella coscienza che non ha.


 


Meglio il buon Faber.


Genova è una città generosa di talento, forza ed orgoglio. Si risolleverà. Con grande sacrificio ma ce la farà.


Spero che un'unica forza aiuti quella gente che in queste ore piange per non avere neppure un letto dove dormire o da mangiare per i propri figli.


In queste tragedie l'uomo, quello normale, quello che ha conosciuto il sacrificio e il dolore si fa in due, in tre e in quattro, si divide in tarti parti per dare se stesso in missioni d'aiuto verso i propri simili.
Per ricordare fra queste righe anche il sacrificio del volontario Sandro Usai di appena 40 anni, un eroe anche nostro che abbraccio, fratello nato in questa Terra che un giorno lo lasciò andar via come madre compassionevole perchè lui avesse l'opportunità di crearsi un futuro in quel confine di mare ligure. Così non è stato ma il coraggio della sua missione si è compiuto lasciando che il mare lo restituisse assieme a lacrime ed orgoglio.



Meglio Faber con le mani sporche di fango che un Cavaliere con l'elmetto da pompiere!

IL MIO ABBRACCIO A TUTTI I LIGURI A TUTTI I TOSCANI A TUTTI GLI ABRUZZESI A TUTTI COLORO CHE SOFFRONO IMPOTENTI PAGANDO UN GROSSO PREZZO CON LA VITA DEI SUOI UOMINI.

IO VI AMO!

mic


GENOVA O4/11/2011





 


p.s.
qualcuno mi conforti per favore.
Ho scritto il post ma poi per scrupolo sono andata a verificare se la foto in questione sia effettivamente un ritratto di Fabrizio de Andrè, dopo diverse googolate d'immagine questa pubblicata qui e sul profilo del gruppo: fango sulle magliette di FB, non appare. 
Condizionata dal pensiero che Faber è più volte citato e accostato per l'esperienza dell'alluvione in liguria del '70 e per il grande amore per la sua terra d'origine ho valutato istintivamente che quello fosse lui.
Se ciò non corrispondesse al vero sono pronta a correggere il mio "pezzo".
Grazie a chi vorrà rispondere.








 

venerdì 28 ottobre 2011

NON HO PIU' PAROLE PER ESSERE FIUME





Mi sto analizzando.
Rifletto.
Quando sono un fiume in piena di parole.
Quando non ho più parole per essere fiume.
Difficile trovare un'unica definizione che racchiuda tutti i miei stati d'animo.



Nonostante l'allenamento ogni nuovo giorno mi trova impreparata ad affrontarlo.
Non sento più la vita e ogni mio sogno come eretico è stato condannato al rogo.
Corpo e mente abbandonati a se stessi senza che uno mano pietosa
togli la polvere del tempo delle mancate carezze.
Di quanto tempo stiamo parlando? Ho perso il conto e la memoria.



L'età sta portando via tante cose e mi regala mani di fatica, filo spinato di rughe e rimpianto. Non ho più nessuna chance. 



Avete per caso sentito un rumore d'alti e bassi di cocci in frantumi?



E' andata distrutta quella donna di porcellana che sono stata.
Mic © 
^A^