Sono sempre stata molto severa verso me stessa, posso considerarmi grosso modo persona integerrima, non certo priva di difetti e qualche peccatuccio senza grossa rilevanza.
Tutta questa severità risultato di un'educazione impartitami dall'infanzia dalle donne di casa della famiglia originaria di mio padre. Allora mi veniva inculcato che una donna nell'immaginario collettivo dell'epoca della mia infanzia era e doveva essere "pura e casta" corpo ed anima da farmi credere lo dovesse essere anche dopo sposata. Lo so fa sorridere questo concetto, ma questa era la mentalità, e so anche che loro, le "donne di casa" che contribuirono alla mia educazione e che oggi purtroppo non ci sono più, si fecero tanto male con questo genere di convinzione.
Il troppo come si dice storpia. Una donna secondo il "regolamento della casa" doveva sorridere mai ridere "apertamente", indossare abiti puliti in ordine e sobri, avere buon gusto e maniere nell'arredare casa e accogliere l'ospite, laboriosa in preghiera (ora et labora), andare a Messa e rispettare la memoria dei cari defunti ricordandoli con l'orazione del Rosario e le visite al Campo Santo.
Il sesso argomento tabù, tanto che pensavo a quei matrimoni come contratti fatti per uno status estetico più che vissuto nell'interezza.
In realtà non so perchè sto buttando giù questa sorta di appunti, probabilmente cerco risposte per quell'atteggiamento sempre sofferente che non mi fa vivere bene e allora provo ad indagare scavando fino alle radici.
Il carattere viene influenzato dall'ambiente in cui si vive, dalle persone che sono responsabili dell'educazione e anche dalle circostanze, dalle occasioni che arrivano o si perdono, insomma sono indecisa se rendere completamente responsabili le mie "maestre" ma di sicuro una mano a questa forma d'attitudine mentale che ho, ce l'hanno messa.
Avranno mai pensato nella loro vita che probabilmente non è stato abbastanza ciò che hanno fatto per se stesse? Sempre circoscritte nella famiglia d'origine con rari sbocchi verso l'esterno. Non so se hanno realizzato prima che la malattia ce le portasse via e quelle rimaste sono chiuse nelle loro vite avvitate, che c'è un mondo oltre quel cortile, che non è mai stato sufficiente il chiacchiericcio davanti alla pasta fatta in casa o i dolci per il giorno della festa, la solidarietà famigliare è una grande ricchezza, ma una bambina con l'abitino in crépelle bianco e le scarpe di vernice nera forse avrebbe costruito nel tempo un'altra idea della vita e più stima in se stessa.
Le rimprovero e loro mi sorridono da Lassù, ma per averle qui ancora con tutto l'amore che hanno versato su di me, l'allora bambina gracile e nervosa, farei tutto il percorso a ritroso.
Vi penso, vi amo al di là di questa vita bisognosa di valori che appassiscono come i fiori del vostro giardino che nessuno più ha cura.
A mia nonna Emanuela, zia Tata, zia Anna e zia Lucia!
Il mio bacio alato fin Lassù